Un progetto tentacolare e multidirezionale, dove tutte le direttrici confluiscono al medesimo nucleo gravitazionale, in cui domina l’idea di un nu-jazz basato sul principio dei vasi comunicanti.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Immaginate i suoni di una metropoli – anche di una città fantastica alla Calvino – che s’inseguono, si susseguono, ma soprattutto che seguono e scandiscono i ritmi di una vita frenetica, fatta di impulsi e di scambi veloci, di mondi che si sfiorano, si annusano e si compenetrano. Il jazz contemporaneo, talvolta, sembra rapprendere e condensare un insieme di atmosfere urbane ed extra-urbane che vanno dal hip-hop, al funk, dal new soul cantato all’elettronica, dal post-bop ipermodale all’afro-pop-synth, in un equilibrio apparentemente instabile ma saldato e collegato allo stesso hub emotivo dalla reazione chimica di una liquida tensione superficiale. Francesca Sortino, autrice e interprete, forte un trascorso artistico fatto di collaborazioni altolocate nel mondo accademico del jazz e del pop e con all’attivo sette dischi come solista e Diego Lombardo, giovane produttore e dj romano, sono in nomi in cartellone di «Two Things Of Gold», doppio album in vinile edito dalla A.MA Records, dinamica etichetta pugliese che sfida con coraggio le forze centrifughe ed ostative di un mercato talvolta manieristico ed appiattito sull’idea di un jazz monocromatico.

Il duo di testa, costituito da madre e figlio, si avvale del sostegno a rotazione, di una fucina di musicisti di prim’ordine: Roberto Rossi (Trombone e Tromba), Alessandro Maiorino (Basso), Alberto Parmegiani (Chitarra), Mauro Beggio (Batteria), senza tralasciare Franco Piana (Flicorno), Francesco Lento (Tromba), Sofia Ara (Flauto), Fabio Tullio (Sassofono), D-Boy e Roy (Freestyle), Peng Penny e Eleonora Serarcangeli (Cori). Tutto ciò apporta al parenchima sonoro una ricchezza di sfumature timbriche e di variegati groove che rendono il concept complessivo dell’album non dissimile a taluni prodotti tipici della BAM (Black American Music), dove la confluenza di break-beat e stilemi armonici limitrofi si accalcano e si smarcano a seconda della forma mentis del componimento. Il passaggio da una traccia all’altra, e nel caso del doppio vinile, da una facciata all’altra, sembra una specie di sliding door, da cui entrano ed escono umori e colori diversi, da Robert Glasper al Miles Davis anni ’80, uomini e strumenti, a cui la voce di Francesca Sortino e le sequenze elettroniche di Diego Lombardo fanno da collante ed da evidenziatore al contempo. «Nell’album ci sono due visioni, come se fossero due lavori, diversi fra loro – precisa Francesca – Uno più intimista e l’altro più solare come Yin e Yang, dinamicamente legati fra loro in un rapporto di completamento».

L’opener è affidato alla title-track, «Two Things Of Gold», dove l’atmosfera soffusa e avvolgente e la vocalità carica di lirismo della Sortino creano un habitat rilassato e tardo-davisiano che ricorda perfino talune ambientazioni tipiche del new cool inglese degli anni Ottanta, a metà strada tra Sade e gli Everything But The Girl. «Fine» si snota su un groove più crudo e dalla lama tagliente, ricco di funkiness che esalta i contrafforti soulful della Sortino, accompagnata da un morbido cicaleccio rapping. «October Slow» è una ballata autunnale e brunita, quasi smooth, in cui il substrato sonoro fa da sfondo a «October», poesia di Robert Frost, in cui la voce della band-leder è contrappuntata di tanto in tanto dal sax e ricamata tutt’attorno da una struggente chitarra. «Rooms To Go» si muove sempre nei meandri di un microcosmo sub-urbano e dal vago sapore acid jazz. «Nothing Gold Can’t Stay», ancora ispirata ai versi del Premio Pulitzer Robert Frost, si apre con un dinamico street-groove che amoreggia con una tromba in sordina, mentre insieme fanno da rampa di lancio all’afflato canoro della Sortino, la quale diventa un dispenser di emozioni a getto continuo. «Nowadays» è un coacervo ricco di cambi di mood e di situazioni molteplici, un morbido soul-funk quasi ballabile, tenuto a bada sotto il giogo di un groove cadenzato e contenitivo. Ultimo della seconda facciata, « Where Flamingos Fly», carta vincente nel mazzo di Gil Evans, conclude il primo album in vinile con una ballata sospesa e lungimirante, locupletata da un caldo e graffiante speech che funge da timone in un mare di onde esotiche e vibranti.

L’altra metà della luna si apre con talune ambientazioni più sospese e solenni, in particolare «Malachi» di Andrew Hill che, ricontestualizzata, riporta alla mente certi vezzi contenuti in «Epic» di Kamasi Washngton, specie nell’uso dei cori. «Con Alma» è un omaggio a Dizzy Gillespie magnificato dal vibrafono di Pierpaolo Bisogno. In «Lover» riaffiora ancora la suadente atmosfera del new cool britannico con la voce di Francesca che diventa un perfetto io-narrante in turbinio di sensazioni profonde e brunite. A seguire «Much Love To Earthward», in cui il vortice delle emozioni s’infittisce raggiungendo profondità abissali, dove perfino l’elettronica diventa una piacevole brezza. La C-Side si apre sulle ali di «Noru», un raccordo sonoro multirazziale con un andamento flessuoso e vagamente arabescato. «You Go To My Head» è l’epitome dell’ hip-jazz-hop con riferimenti alla grande tradizione balck-soul, sia nel testo che nella formula idiomatica, mentre riaffiora ancora il corpulento spirito di Kamasi a braccetto con Robert Glasper. In conclusione «Wind Blows», un’odissea politematica in immersione nelle viscere di un sound afro-tribale e spirituale al contempo. «Two Things Of Gold» è un progetto tentacolare e multidirezionale, dove tutte le direttrici confluiscono al medesimo nucleo gravitazionale, in cui domina l’idea di un nu-jazz basato sul principio dei vasi comunicanti.

Francesca Sortino e Diego Lombardo