{"id":729,"date":"2023-06-12T15:00:09","date_gmt":"2023-06-12T15:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=729"},"modified":"2023-06-13T15:00:46","modified_gmt":"2023-06-13T15:00:46","slug":"difesa-dufficio-di-duke-ellington-al-processo-indiziario-intentato-da-james-lincoln-collier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/06\/12\/difesa-dufficio-di-duke-ellington-al-processo-indiziario-intentato-da-james-lincoln-collier\/","title":{"rendered":"DIFESA D\u2019UFFICIO DI DUKE ELLINGTON AL PROCESSO INDIZIARIO INTENTATO DA JAMES LINCOLN COLLIER"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">PUBBLICA ACCUSA:&nbsp;<strong>James Lincoln Collier<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">DIFENSORI D\u2019UFFICIO:<strong>&nbsp;Irma Sandres, Bounty MIller e Gina Ambrosi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Alla sua morte, nel 1974, Duke Ellington ha lasciato un\u2019eredit\u00e0 musicale quantitativamente e qualitativamente consistente, attraverso quello che \u00e8 forse il&nbsp;<em>corpus operae<\/em>&nbsp;pi\u00f9 significativo della storia del jazz. Se consideriamo il jazz una parte importante della musica del nostro tempo, un\u2019insieme di composizioni jazz, pi\u00f9 di 2000 tra le pi\u00f9 significative del XX secolo, sanciscono la grandezza di questo artista a prescindere. Ciononostante, anche a distanza di tempo, Edward Kennedy \u00abDuke\u00bb Ellington rimane una figura controversa. Secondo taluni critici, la sua posizione nella storia del jazz come compositore di successo, band leader e direttore d\u2019orchestra sembra sicura ed acclarata, ma l\u2019essere equiparato ad un compositore come Stravinsky o altre personalit\u00e0 eminenti della musica del Novecento sarebbe eccessivo. A pensarci bene, Duke Ellington era nero, un\u2019osservazione banale, ma il dettaglio non \u00e8 trascurabile, mentre la critica, in massima parte bianca e affetta da eurocentrismo, guarda e guardava altrove, ora come allora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Certo, James Lincoln Collier ha allestito un\u2019istruttoria<\/strong>&nbsp;nei confronti di Ellingnton che fa acqua da tutte le parti, soprattutto l\u2019impianto accusatoria \u00e8 alquanto debole. Collier scrive: \u00ab<em>La maggior parte dei risultati artistici di alto livello dipende dal possesso di un dono e di un\u2019abilit\u00e0 superiore a quella concessa alla maggior parte delle persone: la capacit\u00e0 di descrivere rapidamente e in termini nuovi eventi e sentimenti attraverso un flusso di associazioni tale per cui un\u2019idea ne trascina un\u2019altra ed un talento capace di vedere relazioni tra entit\u00e0 molto disparate. Duke Ellington non aveva questo dono. Gli mancava l\u2019inventiva melodica di un Bix Beiderbecke, di un Johnny Hodges; molte delle sue melodie pi\u00f9 famose gli sono state suggerite dai membri dell\u2019orchestra. Il suo senso della forma pi\u00f9 ampia e dell\u2019architettura musicale erano notoriamente deboli. La critica pi\u00f9 pertinente riguarda le opere pi\u00f9 lunghe, che erano \u00absconclusionate\u00bb e \u00abincoerenti\u00bb e dove la mancanza di forma appariva pi\u00f9 evidente. Sebbene possedesse il senso del tempo e nonostante fosse considerato da chi suonava con lui un eccellente pianista di gruppo, non aveva l\u2019impeccabile senso ritmico di un Louis Armstrong, di un Benny Goodman, di un Lester Young, i quali erano in grado di trasformare in swing anche la pi\u00f9 semplice e diretta delle melodie<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Come dicevamo tutto il castello accusatorio \u00e8 basato<\/strong>&nbsp;su un giudizio personale e rispettabile, ma sappiamo bene da informazioni acquisite che il Professor James Lincoln Collier fosse un amante soprattutto del vecchio hot-jazz e che la figura di Ellingnton, ai suo occhi, soprattutto alle sue orecchie, debba essere sembrata troppo moderna e progressiva rispetto a quelli che erano i suoi trastulli personali. La grandezza del Duca \u00e8 cementata nella storia del jazz e della musica del Novecento, ma Collier nei suoi scritti fa appello alle storiche divisioni di classe tra i neri americani e ai capricci dei musicisti di talento dagli anni ruggenti all\u2019interno del business musicale, tanto che Ellington appare come una figura misteriosa ed ambigua, lontano dalla sua \u00abgente\u00bb, il quale non rivel\u00f2 quasi mai nulla della sua vita interiore. Inoltre, Collier afferma che l\u2019autobiografia di Ellington, \u00abMusic Is My Mistress\u00bb, scritta in gran parte sotto dettatura da Stanley Dance, nasconderebbe di proposito \u00abl\u2019uomo Ellington\u00bb piuttosto che rivelarlo e che i tratti di narrazione pi\u00f9 penetranti sarebbero legati ai ricordi degli altri. Nel denigrare l\u2019autobiografia ellingtoniana, potrebbe esserci un conflitto d\u2019interessi, in quanto Collier \u00e8 autore di una biografia su Duke Ellington.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"450\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-719\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1.jpg 450w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1-300x300.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"450\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-720\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2.jpg 450w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2-300x300.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Come gi\u00e0 accennato, Collier non nasconde il suo interesse soprattutto<\/strong>&nbsp;per il jazz degli anni Venti e Trenta e la sua avversione per le opere successive del catalogo di Ellington, soprattutto \u00e8 abbastanza esplicito riguardo certe preferenze o antipatie. Tuttavia, le sue giustificazioni rasentano una linea di confine tra il bizzarro ed il surreale, in particolare le critiche alle opere teatrali o alle suite concertistiche, le quali sembrerebbero derivare direttamente, non da un\u2019analisi di tipo musicologico, ma dalla sua personale idea di come un compositore o un direttore d\u2019orchestra dovrebbe agire. Lo studioso che elargisce consigli o indicazioni ex-post ad un artista, dicendo cosa e come avrebbe dovuto o potuto fare, rischia di scadere nel ridicolo. Con tutto quello che Ellington ha prodotto nell\u2019arco della sua carriera ci chiediamo come sia possibile un giudizio del genere? Come avrebbe potuto un uomo senza alcun dono facilmente distinguibile concepire un c<em>orpus operae<\/em>&nbsp;cos\u00ec vasto ed importante? Il punto di partenza, per una facile comprensione \u00e8 sapere che Ellington componeva e arrangiava molto da solo; decideva anche cosa dovesse o non dovesse far parte di un pezzo, perch\u00e9 esso non perdesse di efficacia ed immediatezza. Ordinava le sezioni ed attribuiva la parti solistiche. Collier sostiene che Ellington modificasse le idee di base che gli venivano sottoposte dai suoi collaboratori, appropriandosene. Un\u2019accusa simile \u00e8 stata spesso rivolta allo stesso Miles Davis, il quale, a detta di alcuni detrattori, avrebbe beneficiato non poco dell\u2019apporto creativo di taluni musicisti. Quando la critica non si concentra sul risultato finale, ma cerca il dettaglio, la minuzia o il cavillo dimenticando la visione d\u2019insieme, diventa debole come il mediocre, privo di ossatura, che non accetta l\u2019altrui grandezza. Per contro, il Duca conosceva i collaboratori e quasi sempre forniva loro un\u2019ambientazione ed una partitura che ne esaltasse le virt\u00f9 esecutive. Credo che si possa considerare Ellington alla medesima stregua del regista di una squadra di calcio, un demiurgo, un organizzatore sopraffino anche nei lavori sviluppati in collaborazione, o come un\u2019artista che assemblava le parti in un variopinto collage o in un mosaico bizantino fatto di tanti tasselli colorati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Collier insiste nel sostenere quanto segue<\/strong>: \u00ab<em>\u00c8 vero che Ellington ha composto alcuni dei suoi pi\u00f9 grandi successi, \u00abTake the A Train\u00bb, \u00abCaravan\u00bb, \u00abCreole Love Call\u00bb, \u00abLush Life\u00bb, \u00abSophisticated Lady\u00bb, per citarne alcuni. Inoltre, non mi sorprenderebbe affatto sapere che molte delle idee melodiche siano farina del sacco dai membri della band<\/em>\u00bb. Collier cerca di rifare il verso a Bernstein che in un saggio su Beethoven \u00abBull Session In The Rockies\u00bb elencando, una per una, le apparenti mancanze del genio tedesco in fatto di doti musicali, per poi individuarne la grandezza di compositore in una sorta di \u00abinevitabilit\u00e0\u00bb storica. Un concetto alquanto aleatorio che apparentemente potrebbe non significare nulla, ma che in realt\u00e0 fa riferimento all\u2019immanenza dell\u2019opera d\u2019arte, il fattore terreno, umano, ambientale. Alcune opere possono nascere solo in un determinato contesto spazio-temporale. Se Beethoven, ad esempio, fosse nato un secolo dopo ad Harlem o a New Orleans forse avrebbe suonato jazz. Cos\u00ec come a parti invertite Ellington avrebbe composto sinfonie. Ogni opera dell\u2019umano ingegno \u00e8 legata al concetto di \u00abinevitabilit\u00e0\u00bb storica, soprattutto al concetto di \u00abinconsapevolezza\u00bb storica: chi scrive, compone, dipinge o crea \u00e8 sempre l\u00ec, hic et nunc, e non sa se passer\u00e0 alla storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Si consideri inoltre che, al netto delle arti figurative<\/strong>&nbsp;o delle composizioni sinfoniche dell\u2019Ottocento, la musica del XX Secolo \u00e8 legata molto ad un\u2019idea di \u00abusabilit\u00e0 momentanea\u00bb, quindi di utilizzo attraverso i dischi o altri supporti, in casa, in auto o nelle sale da ballo, un tempo di uso anche nei juke-box, oggi piattaforme streaming, di trasmissibilit\u00e0 radiofonica ed altri fattori che condizionano e condizionarono molte scelte compositive e produttive. Dal momento in cui si ebbe la possibilit\u00e0 di registrare e di fissare i suoni e le voci su nastro o altro supporto fono-meccanico, l\u2019idea della composizione e dell\u2019esecuzione musicale e canora non fu pi\u00f9 la stessa. Cio che si contesta a James Lincoln Collier \u00e8 il fatto che a differenza di Bernstein non riesca a trovare il bandolo della matassa ed a fornire una spiegazione plausibile rispetto all\u2019innegabile qualit\u00e0 di gran parte della produzione di Ellington, ma anche alla sua coerenza di tono e di stile. Mancano le spiegazioni da parte di Collier, quindi il processo indiziario a carico del Duca Edward Ellington diventa molto pi\u00f9 agevole per la difesa. \u00c8 innegabile che Ellington abbia composto quasi tutti i suoi pi\u00f9 noti successi. Con il dovuto rispetto per Johnny Hodges quale solista jazz, contraltista fortemente lirico e coinvolgente e certamente uno dei sopraffini improvvisatori dell\u2019orchestra ellingtoniana, forse della storia del jazz, tuttavia non conosciamo molte composizioni di Hodges degne di nota, oltre ai suoi magici assoli. Sicuramente ebbe l\u2019opportunit\u00e0 di creare qualcosa di suo, dato che per un certo periodo si allontan\u00f2 dalla dimora del Duca per formarne uno proprio gruppo. Ciononostante, non si conosce alcun originale di Hodges che sia diventato uno standard. Lo stesso vale per quasi tutti gli altri membri della confraternita ellingtoniana. Juan Tizol, trombonista valvolare e musicista colto, ha alcune composizioni al suo attivo, ma il suo pezzo pi\u00f9 famoso, \u00abCaravan\u00bb, ha avuto il contributo di almeno altre due persone, tra cui Ellington, ma sarebbe sempre poca cosa anche se l\u2019avesse scritta da solo, a fronte delle migliaia di componimenti firmati dal Duca, di cui tanti sono diventati degli standard.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"450\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-721\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/3.jpg 450w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/3-300x300.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/3-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"450\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-722\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4.jpg 450w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4-300x300.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Le insinuazioni di Collier sono alquanto deboli<\/strong>&nbsp;e pressoch\u00e9 basate su valutazioni e gusti personali, poco obiettivi e convincenti sul piano tecnico-strumentale e musicologico. Ellington, come tutti gli altri band-leader dell\u2019epoca, dipendeva a volte dagli arrangiatori o dai vincoli imposti della case discografiche e dagli editori di canzoni, altre dal personale della band come Billy Strayhorn, Mercer Ellington, Juan Tizol. Tuttavia suddetti collaboratori si adattarono allo lo stile del Capo. Ci\u00f2 implica che Ellington possedesse una forza compositiva a s\u00e9 stante. Inoltre, la maggior parte del lavoro di Ellington abbonda di opportunit\u00e0 per i solisti. In effetti, lo stesso Collier sostiene che tali opportunit\u00e0 siano state una delle ragioni principali per cui eccellenti musicisti sono rimasti alla corte del Duca per tutto il tempo ed che alcuni siano rientrati all\u2019ovile come mansuete pecore smarrite dopo un periodo di distacco. Collier coglie la palla al balzo facendo leva su tale aspetto, a nostro avviso pi\u00f9 umano o contrattuale che non musicale. Lui dice: \u00ab<em>Pertanto, quando parliamo di un brano di Ellington, dobbiamo tenere conto dei contributi di questi uomini. Data la natura collaborativa di quasi tutto il jazz, come possiamo parlare di Ellington come compositore?<\/em>\u00bb. Pensiamo che la catasta di accuse di Collier sia solo un cumulo di macerie dovute ad una visione distorta della composizione jazzistica o di una certa operativit\u00e0 del compositore. In genere si tende a pensare al genio solitario chiuso in un\u2019oscura soffitta o in un appartamento umido e poco riscaldato mentre scarabocchia febbrilmente la sua ultima sinfonia su un pentagramma sgualcito. Il \u00abgenio solitario\u00bb \u00e8 una zona comfort e crea meno difficolt\u00e0 a chi deve valutare, giudicare o recensire, ma tutto ci\u00f2 significa estraniarsi completamente dalle dinamiche del jazz che sono formalmente collettive. Fatto sta che bisognerebbe scendere a valle e considerare Duke Ellington non come Mozart o Beethoven ma come un asse portante che, nell\u2019ambito jazzistico per importanza storica, corrisponda ad entrambi o ad altri geni di tale caratura.&nbsp;<em>Est modus in rebus<\/em>, dicevano i Latini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Sarebbe pi\u00f9 giusto paragonare Duke Ellington ad un primario&nbsp;<\/strong>che guida un equipe medica, di cui accoglie istanze e suggerimenti, o ad un regista cinematografico. il quale, ad esempio, ha lavorato con molti scrittori, attori, scenografi, soggettisti, sceneggiatori e direttori della fotografia, eppure sembra possibile individuare uno preciso stile in certe pellicole. Egli non \u00e8 stato l\u2019unico responsabile dei suoi film, ma li ha decisamente plasmati, secondo le istanze di tutti coloro che lavoravano con lui. Ha senso trattare quel dato regista cinematografico come personalit\u00e0 artistica, individuando i filamenti comuni e condivisi che attraversano la sua opera filmica. Sarebbe altrettanto sensato trattare Ellington seguendo tale procedura. Purtroppo, Collier sembra troppo preoccupato a scovare quelle che considera le debolezze del suo bersaglio critico, anzich\u00e9 coglierne i punti di forza. \u00c8 ovvio che lo scrittore si arrampichi sugli specchi cosparsi di grasso quando sostiene che Ellington abbia dato il meglio di s\u00e9 nelle brevi forme compositive pi\u00f9 che nelle innumerevoli lunghe suite. Come dicevano, in relazione alla musica classica potrebbe essere vero, ma \u00e8 completamente errato se si cala il tutto in un contesto jazzistico, dove le regole d\u2019ingaggio sono meno vincolanti e restrittive rispetto della musica sinfonica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Uno studio serio implica dettagli, e Collier semplicemente non ne fornisce abbastanza<\/strong>&nbsp;sorvolando su almeno quattro opere principali: l\u2019arrangiamento della Suite dello \u00abSchiaccianoci\u00bb di Tchaikovsky, \u00abSuite Thursday\u00bb, \u00abAnatomy Of A Murder\u00bb e \u00abSuch Sweet Thunder\u00bb. La maggior parte di questi lavori sono solo accennati e lasciati cadere nel nulla. Collier critica \u00abSuch Sweet Thunder\u00bb soprattutto perch\u00e9 non vede i collegamenti con Shakespeare bypassando tutto il discorso relativo alle connessioni musicali e riproponendo inoltre la solita tiritera secondo cui i pezzi estesi di Ellington non stanno insieme, ma senza argomentare e sostenendo che i critici di musica classica non abbiano mai mostrato interesse per talune composizioni del Duca. Va detto che la maggior parte di tali critici non ha la minima idea di che cosa sia jazz, sovente lo ignora e lo rifugge, se n\u2019\u00e8 sempre tenuto alla larga, specie in epoche meno sospette. Oggi molti esperti di musica, o sedicenti tali, tendono alla promiscuit\u00e0. I puristi della musica eurocolta, non capendo l\u2019idioma di base di Ellington, difficilmente potrebbero comprenderne l\u2019estensione, oggi come allora. Abbiamo gi\u00e0 sottolineato che Duke non sviluppava le proprie composizioni attraverso un metodo accademico (che poi non \u00e8 l\u2019unico modo per costruire e tenere insieme una partitura musicale), ma era in gran parte autodidatta ed apprese le dinamiche e le tecniche compositive principalmente scrivendo, piuttosto che seguendo un corso di studi regolari. Sarebbe sorprendente se qualcuna delle sue suite contenesse un metodo trascrittivo simile a quello di Beethoven.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>In ogni caso, il Professor Collier non risponde<\/strong>&nbsp;alla domanda pi\u00f9 difficile: se le composizioni ellingtoniane siano coerenti o meno. Collier abdica alla sua responsabilit\u00e0 divenendo leggermente ambiguo: \u00ab<em>Va detto che la \u00abricomposizione\u00bb dello \u00abSchiaccianoci\u00bb, perch\u00e9 a questo equivale il lavoro di Ellington, sta a Tchaikovsky come Stravinsky sta a Pergolesi ed \u00e8 coerente almeno quanto l\u2019originale, mentre l\u2019orchestrazione, come ho detto altrove, \u00e8 quella di un maestro<\/em>\u00bb. In fondo il nostro sedicente studioso per promuovere il proprio scritto usa una sorta di provocazione continua nel tentativo di screditare Ellington pur riconoscendone i meriti. Il metodo d\u2019indagine, a nostro modesto parere, \u00e8 fallimentare in quanto si cerca di giudicare un jazzista, perch\u00e9 \u00e8 di un jazzista che stiamo parlando, tentando paragoni cono musicisti di estrazione eurodotta che hanno operato in un contesto diametralmente opposto e per lo pi\u00f9 inconciliabile con le dinamiche naturali del vernacolo jazzistico. Il jazz \u00e8 groove, ritmo, qualcosa che batte e non che scivola; il jazz \u00e8 libert\u00e0 costruttiva, improvvisazione, interplay, composizione in tempo reale, forme irregolari, tempi non contingentati, perfino anarchia e totale svincolo dalle regole armoniche, cos\u00ec almeno nella sua evoluzione. Il jazz presenta limiti, vantaggi, prerogative ed attitudini ben diverse da quelle dalla musica operistica, sinfonica o cameristica. Esso nasce come sintesi delle diversit\u00e0 del Sud del mondo e voce rabbiosa degli ultimi della scala sociale e non come costrutto concettuale coerente legato a schemi e sistemi accordali ben precisi, tipici della musica aristocratica Nord-Occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>A Duke Ellingnton vanno molti meriti:<\/strong>&nbsp;un longevit\u00e0 creativa che ha prodotto centinaia di standard, la sua capacit\u00e0 organizzativa come band-leader, seconda quella di nessun altro; persino il suo pianismo, a volte sottovalutato, conteneva germi di effervescente modernit\u00e0, spunti estremamente brillanti, assoli prolungati e capacit\u00e0 di condurre con semplicit\u00e0 a strutture piuttosto complesse. Duke Ellington \u00e8 stato l\u2019uomo che visse due volte: dopo un periodo di intolleranza al glutine del bop, accett\u00f2 di buon grado di misurarsi con alcuni dei massimi rappresentanti del jazz moderno. Fra i tanti capolavori va segnalato il disco realizzato insieme a John Coltrane per la Impulse! Records e \u00abMoney Jungle\u00bb l\u2019incontro al vertice con Mingus e Max Roach che nell\u2019ambito della musica classica corrisponderebbe a Mozart, Bach e Beethoven messi insieme.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"715\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Duke_Ellington2-e1686668197179.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-725\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Duke_Ellington2-e1686668197179.jpg 900w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Duke_Ellington2-e1686668197179-300x238.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Duke_Ellington2-e1686668197179-768x610.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Duke Ellington<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ PUBBLICA ACCUSA:&nbsp;James Lincoln Collier DIFENSORI D\u2019UFFICIO:&nbsp;Irma Sandres, Bounty MIller e Gina Ambrosi Alla sua morte, nel 1974, Duke Ellington ha lasciato un\u2019eredit\u00e0 musicale quantitativamente e qualitativamente consistente, attraverso quello che \u00e8 forse il&nbsp;corpus operae&nbsp;pi\u00f9 significativo della storia del jazz. 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