{"id":6,"date":"2023-05-16T07:22:38","date_gmt":"2023-05-16T07:22:38","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=6"},"modified":"2023-05-17T14:18:34","modified_gmt":"2023-05-17T14:18:34","slug":"hank-jones-trio-con-george-mraz-e-kenny-washington-linedito-doppio-vinile-pubblicato-dalla-red-records","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/05\/16\/hank-jones-trio-con-george-mraz-e-kenny-washington-linedito-doppio-vinile-pubblicato-dalla-red-records\/","title":{"rendered":"HANK JONES TRIO, CON GEORGE MRAZ E KENNY WASHINGTON, L\u2019INEDITO DOPPIO VINILE PUBBLICATO DALLA RED RECORDS"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Hank Jones, per quanto sia una figura monumentale nell\u2019ambito della musica improvvisata del Novecento non ha mai raggiunto la nomea dei due fratelli minori; Thad Jones abile trombettista e cornettista, noto per i suoi arrangiamenti e le direzioni orchestrali ed Elvin Jones, innovativo batterista ed asse portante del miglior Coltrane. Eppure fu lui \u00abl\u2019anziano di casa\u00bb, classe 1918, a spingere i due fratellini verso lo studio della musica e ad instradarli al momento del loro arrivo nella Grande Mela. Hank la raccontava cos\u00ec: \u00ab<em>Sono pi\u00f9 vecchio di Thad e di Elvin e c\u2019\u00e8 una cosa che mi \u00e8 rimasta impressa della nostra infanzia: facevamo delle piccole sessioni improvvisate. Naturalmente, era una cosa spontanea: non le consideravamo neppure jam session, Uno di noi iniziava a suonare e gli altri due si accodavano. Tutto questo andava avanti magari per ore, fino a quando nostra madre non ci buttava fuori di casa, ma ci divertivamo molto<\/em>\u00bb. La carriera di Hank \u00e8 altrettanto ricca di storia e la sua padronanza della musica risulta oltremodo profonda e caratterizzata, se non superiore a quella dei due fratelli. In effetti, operava gi\u00e0 sulla 52\u00aa strada a New York prima che Elvin (di nove anni pi\u00f9 giovane) e Thad (cinque) lasciassero Pontiac. Racconta Joe Lovano, che una volta venne chiesto ad Elvin cosa avesse alimentato il suo interesse iniziale per la musica e la composizione. \u00ab<em>Ascoltavo mio fratello che modulava<\/em>\u00bb, rispose il batterista. I tre fratelli Jones hanno registrato insieme raramente, anche se nel 1958 realizzarono un album intitolato \u00abKeepin\u2019 Up With The Joneses\u00bb (ristampato dalla Verve nel 1999). Non esiste \u00abmammasantissima\u00bb della nomenclatura jazz con cui Hank Jones non abbia suonato. Una curiosit\u00e0: accompagn\u00f2 al pianoforte perfino Marylin Monroe, mentre cantava \u00abHappy Birthday To You\u00bb al quarantacinquesimo compleanno di John F. Kennedy. \u00ab<em>A volte ho fatto audizioni per numeri di elefanti, cani e comici.<\/em>\u00bb Raccontava il pianista. \u00ab<em>La parte pi\u00f9 interessante era suonare per i cantanti d\u2019opera<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Al momento della registrazione di questi inediti,<\/strong>&nbsp;il 17 luglio del 1991, al Brassgroup Acireale Jazz Festival, Henry Jones Jr, detto Hank, aveva 73 anni ed era ritornato in auge da tempo, imponendo un modello di piano trio interattivo, che in quel periodo era diventato un&nbsp;<em>modus agendi<\/em>&nbsp;tipico di molti musicisti jazz. Si tenga conto che il pianista di Pontiac, dopo i fasti di fine anni Quaranta e dei primi anni Cinquanta al seguito di innumerevoli solisti ed orchestre, aveva rischiato di oscurare la propria fama eclissandosi o finendo per essere \u00absepolto\u00bb, come si legge in una vecchia intervista, sotto un lavoro istituzionale, redditizio e sicuro: \u00ab<em>Per quanto riguarda il fatto che io sia stato\u00absepolto\u00bb negli studios, questo \u00e8 vero a met\u00e0, in un certo senso. Tuttavia, lavorando nello staff di una qualsiasi stazione televisiva o radiofonica, si ha la possibilit\u00e0 di suonare un\u2019enorme variet\u00e0 di musica. Quindi non sei davvero sepolto; \u00e8 solo che non sei pi\u00f9 davanti al pubblico dei concerti. Le persone non ti vedono e quindi forse diventi una cosa\u00ablontana dagli occhi, lontana dal cuore\u00bb. Non si incontrano le persone faccia a faccia, ma il lavoro \u00e8 interessante, e credo di aver imparato alcune cose, sono diventato pi\u00f9 versatile ho ampliato il raggio d\u2019azione musicale. Direi che sono un musicista migliore ora rispetto a quindici anni prima quando ho accettato l\u2019impiego alla CBS<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Al netto di ogni deduzione logica o surreale congettura<\/strong>, la formula proposta da Hank Jones diventa paradigmatica e propedeutica ad un modello di piano trio, che dalla fine degli anni Ottanta aveva iniziato a farsi spazio nell\u2019ambito del jazz moderno, affermando sempre di pi\u00f9 un ruolo dominante come metodo narrativo all\u2019interno delle dinamiche discografiche e concertistiche. Nella notte di Acireale Hank Jones, pur ruotando intorno al suo mondo, riesce ad ampliare lo spettro percettivo del jazz, allargandone i confini e sciorinando una sapienza idiomatica celata da una semplicit\u00e0 e da un\u2019immediatezza comunicazionale che risuona come un rito ancestrale: il pianista del Michigan interpreta s\u00e9 stesso, tributa Charlie Parker e Thelonious Monk, ricorre a qualche evergreen, sceglie J.J.Johnson e Joe Henderson per esprimere la sua anima latina. Il disco \u00e8 costituito da dodici marcate impronte sonore che colmano un ampio range della storia del jazz, e non per la tipologia di partitura o struttura melodico-armonica scelta, ma per come il trio di Hank Jones li esegue, li ridisegna, li rivitalizza, mostrandoli sotto una nuova luce, ossia quella della contemporaneit\u00e0 dinamica, di cui solo taluni predestinati sono capaci. Il materiale inedito contenuto nel disco sembra che non abbia subito l\u2019usura del tempo e perduto un minimo di lucentezza metallica: \u00e8 vivo, lucido e tagliente come un\u2019affilatissima sciabola sguainata dal fodero dopo molti anni. In fondo Hank Jones sapeva fare di necessit\u00e0 virt\u00f9: La sua musica rimane un amalgama enigmatico e imprevedibile di stili pianistici; probabilmente \u00e8 l\u2019unico sideman della storia del jazz ad aver registrato con Louis Armstrong (\u201cWhat A Wonderful World\u00bb) ed Anthony Braxton (\u201cSeven Standards 1985, Vols. 1 &amp; 2\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"600\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2.png 600w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-300x300.png 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-150x150.png 150w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-120x120.png 120w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-105x105.png 105w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-570x570.png 570w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-380x380.png 380w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-2-285x285.png 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"600\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-10\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3.png 600w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-300x300.png 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-150x150.png 150w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-120x120.png 120w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-105x105.png 105w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-570x570.png 570w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-380x380.png 380w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-3-285x285.png 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Basta una mezza dozzina di note per avere la sensazione<\/strong>&nbsp;che le performance siciliane siano come fresche di conio, registrate qualche settimana prima e non rimaste intrappolate in un nastro magnetico per oltre trent\u2019anni. E qui ritorna il concetto di piano trio interattivo, dove la gerarchia strumentale risulta appena accennata: Hank Jones si muove su un piano paritetico insieme ai due sodali: George Mraz al basso, che tratti diventa una sorta di alter ego del pianista-leader ed il batterista Kenny Washington a cui vengono concessi ampi spazi espositivi con assoli di batteria prolungati, i quali diventano propedeutici all\u2019ingresso di Mraz che usa il basso come un vero strumento melodico, sviluppando il tema ed allargando gli orizzonti dell costrutto iniziale. I componimenti risultano tutti pi\u00f9 dilatati e con un minutaggio superiore rispetto alle partiture originarie, tanto da favorire un interplay costante ed un\u2019avvolgente circolarit\u00e0 dell\u2019esecuzione. Le quattro facciate del doppio album in vinile, pubblicato dalla nuova Red Records di Marco Pennisi, sembrano racchiudere momenti differenti dell\u2019evoluzione jazzistica, sia pure strettamente concatenati dallo stesso mood e dalle medesime regole d\u2019ingaggio. Il primo blocco, praticamente la prima facciata, si sostanzia attraverso tre composizioni che fissano i punti di ancoraggio della serata: la prima a firma Hank Jones, \u00abInterface\u00bb, la seconda opera del fratello Thad Jones, \u00abA Child Is Born\u00bb, ed una terza scritta da Ann Ronnel, \u00abWillow Weep For Me\u00bb. Il gioco di squadra fra i tre sodali \u00e8 sinergico, condiviso e suddiviso in maniera mercuriale, soprattutto sembrerebbe riprodurre alla perfezione le emozioni , gli umori, i silenzi e gli stati d\u2019animo, nonch\u00e9 l\u2019entusiasmo di una magica notte sotto il cielo di Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La seconda facciata descrive alla perfezione quell\u2019universo<\/strong>&nbsp;a cui Jones si era avvicinato, ma di cui non era mai diventato parte integrante, ossia il bebop, per lungo tempo anche la sua ossessione. Doppio omaggio a Charlie Parker con \u00abScrapple From The Apple\u00bb e \u00abMoose The Mooche\u00bb, intercalati da una versione \u00abazzurrelucente\u00bb di \u00ab\u2019Round About Midnight\u00bb di Thelonius Monk, pianista, quasi coetaneo, che Jones stimava e rispettava, ma che considerava altro da s\u00e9, difficile da suonare, talvolta anche da decifrare. Queste le sue parole: \u00ab<em>Monk aveva uno stile armonico cos\u00ec unico che tutto ci\u00f2 che faceva era praticamente suo. Se qualcun altro cerca di fare come lui, suonava innaturale\u00bb<\/em>. Lui lo suona, per\u00f2, adottando lo spettro armonico di Art Tatum, pi\u00f9 fluido e veloce. \u00ab<em>Non mi sono mai considerato un pianista bebop.\u00bb<\/em>&nbsp;Confess\u00f2 Hank. \u00ab<em>Almeno non un musicista bebop completo, come lo era Bud Powell. Sono arrivato a New York City alla fine, quando sulla 52nd Street tutto era gi\u00e0 accaduto. \u00c8 stato allora che ho iniziato ad ascoltare Parker, Gillespie e Monk<\/em>\u00bb. La forte attrazione per il Monaco si manifesta anche nell\u2019incipit della terza facciata con \u00abBlue Monk\u00bb che, insieme ad \u00abI\u2019ll Remember April\u00bb di Gene De Paul e alla sua \u00abWind Flower\u00bb costituisce un intermezzo scanzonato, vivace, a tratti divertito e caratterizzato da un interscambio magistrale con i due partner. Il mood ispanico-caraibico del pianista di Pontiac esplode in tutta la sua magnificenza sulla quarta facciata che contiene solo le lunghe versioni di \u00abInterlude\u00bb di J.J. Johnson e \u00abRecorda Me\u00bb di Joe Henderson, in cui George Mraz se la gioca quasi alla pari con il pianista leader e Kenny Washington si rivela come un accreditato signore dei tamburi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Hank Jones viene considerato il punto di partenza della genealogia<\/strong>&nbsp;dei pianisti jazz della \u00abscuola di Detroit\u00bb; fu lui ad aprire la strada a personaggi come Barry Harris, Tommy Flanagan e Sir Roland Hanna. Al netto di quanto si riporta nei libri di storia, egli \u00e8 stato un pianista inarrestabile e multitematico, sia pure borderline, una cuspide a cavallo tra il mondo antico di Fats Waller ed Earl \u00abFatha\u00bb Hines e la modernit\u00e0 di Oscar Peterson, ma innamorato di Bird e Monk. Un uomo del Sud che all\u2019et\u00e0 di 85 anni, come raccontano le cronache, durante un fine settimana faceva tre set per tre sere consecutive, con inizio alle 22.00 e per tutta la notte. Forse un po\u2019 troppo anche per un musicista pi\u00f9 giovane. Roland Hanna lo descriveva come \u00ab<em>il nonno di tutti i pianisti, il quale sembrava imperturbabile, anche se ammetteva di non essere al 100% delle forze. Era determinato a rimanere sulla scena, mentre sotto la sua ombra cresceva una nuova generazione di pianisti jazz<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"600\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine.png 600w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-300x300.png 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-150x150.png 150w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-120x120.png 120w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-105x105.png 105w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-570x570.png 570w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-380x380.png 380w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-285x285.png 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"600\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1.png 600w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-300x300.png 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-150x150.png 150w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-120x120.png 120w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-105x105.png 105w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-570x570.png 570w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-380x380.png 380w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/immagine-1-285x285.png 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-admin\/post.php?post=154&amp;action=edit\">Modifica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Hank Jones, per quanto sia una figura monumentale nell\u2019ambito della musica improvvisata del Novecento non ha mai raggiunto la nomea dei due fratelli minori; 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