{"id":484,"date":"2023-05-11T10:29:57","date_gmt":"2023-05-11T10:29:57","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=484"},"modified":"2023-06-14T14:06:48","modified_gmt":"2023-06-14T14:06:48","slug":"disco-music-story-dallamerican-soul-alleurodanceil-nuovo-libro-di-francesco-cataldo-verrina-kriterius-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/05\/11\/disco-music-story-dallamerican-soul-alleurodanceil-nuovo-libro-di-francesco-cataldo-verrina-kriterius-2023\/","title":{"rendered":"DISCO MUSIC STORY: DALL&#8217;AMERICAN SOUL ALL&#8217;EURODANCE, IL NUOVO LIBRO DI FRANCESCO CATALDO VERRINA (KRITERIUS, 2023)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\/<em>\/ di Irma Sanders \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Ci sono molte publicazioni su taluni argomenti, ma si sostanziamo spesso come un&#8217;esaltazione del fenomeno a livello nostalgico o puramente estetico e discjockeystico. Il libro di Francesco Cataldo Verrina \u00e8 una vera indagne storico-analitica, oltre che discografica e musicale\u00a0della Disco Music, attraverso legami e collegamenti con la realt\u00e0 sociale e politica del momento, nonch\u00e9 le innumerevoli fenomenologie connesse. <\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>All\u2019inizio degli anni Settanta, all\u2019interno del variegato universo<\/strong> della musica africano-americana, particolarmente nel mondo dell\u2019R&amp;B, si assiste&nbsp; ad un mutamento epocale: prendono piede gli arrangiamenti orchestrali e le atmosfere si fanno pi\u00f9 suadenti e leggere, pur conservando in taluni casi le istanze di protesta sociale della gente di colore. Tutto ci\u00f2 rifletteva, probabilmente, un benessere sconosciuto nei decenni precedenti ed una libert\u00e0 di espressione, prima impossibile. Mentre il rhythm and blues veniva in parte soppiantato dal funk, a Los Angeles nasceva la 20th Century Records con Barry White testa di serie del nuovo catalogo, da Miami partivano le produzioni della TK Records: esplodevano in pista e nelle classifiche Timmy Thomas, George McCrae e K.C. &amp; The Sunshine Band, a Filadelfia gruppi come gli O&#8217;Jays, i MFSB (Mother Father Sister and Brother) e solisti come Teddy Pendergrass e Billy Paul legittimavano la nascita di un vero movimento. Gi\u00e0 all\u2019opera fin dalla met\u00e0 degli anni &#8217;60, Gamble e Huff avevano iniziato a sperimentare le soluzioni sonore che, dieci anni dopo, sarebbero state alla base del cosiddetto Philly Sound. Soprattutto il loro lavoro in studio con Jerry Butler (co-fondatore assieme a Curtis Mayfield degli Impressions) port\u00f2 alla definizione di alcuni precisi moduli espressivi. In particolare un uso dell&#8217;orchestra sposata perfettamente alla ritmica, arrangiamenti sofisticati con tendenza al sinfonico, una dinamica morbida e felpata ed una melodia accattivante caratterizzavano quei primi prodotti che diventeranno paradigmatici per una pletora di emuli e succedanei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La disco music ha lasciato un solco profondo nella storia della musica contemporanea<\/strong>, sia per \u00abqualit\u00e0\u00bb che per \u00abquantit\u00e0\u00bb (otre settantamila titoli nell\u2019arco di un decennio). In verit\u00e0, all\u2019inizio degli anni &#8217;70 accadde qualcosa che ha modificato in maniera irreversibile il modo di intendere e fruire i prodotti musicali destinati alle piste da ballo. Il nuovo stile, infatti, non era solo un ballo o uno specifico genere di musica, ma divent\u00f2 ben presto un variegato microcosmo legato ad un preciso modo d\u2019interpretare la vita ed il consumo di tempo libero, di vestirsi, di atteggiarsi; soprattutto, per la prima volta questa \u00abnuova liturgia del movimento\u00bb si consumava con collettiva ritualit\u00e0 in dei veri e propri templi della danza e del divertimento denominati \u00abdiscoteche\u00bb, ma ancor prima in improvvisati locali da ballo ante-litteram, ricavati da appartamenti o scantinati e frequentati in massima parte da neri, ispanici, omosessuali ed italo-americani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Mentre la \u00abdisco americana\u00bb, con estrema voracit\u00e0, si nutriva dei suoni del Ghetto,<\/strong> ingrassandosi a dismisura e dalla Germania partivano i primi assalti alle charts mondiali da parte degli artefici della roboante \u00abdance teutonica\u00bb, nella Vecchia Albione si guardava ai cugini d\u2019Oltreoceano con spirito di emulazione: vuoi per affinit\u00e0 linguistiche, sia per una cospicua presenza sul suolo britannico di Afro-Anglo-Caraibici. Quando negli anni \u201970, i DJs si trovavano tra le mani un disco interpretato da gente di colore, difficilmente riuscivano a comprendere la differenza fra Afro-Americani ed Afro-Britannici. La disco mostrava una naturale inclinazione ad unire persone di differente colore, razza, ideologia, religione, preferenze sessuali e situazione economica in un dialogo ecumenico fatto di musica e ballo in grado di eludere le tante limitazioni imposte dai pregiudizi della vita quotidiana. Una rivoluzione pacifica all\u2019insegna dell\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere. Sul versante pop-rock, gli anni &#8217;60 avevano concluso il loro ciclo con una serie di avvenimenti negativi a catena: lo scioglimento dei Beatles, la morte di Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, ma soprattutto la consapevolezza che il tempo della grande illusione, ossia cambiare il mondo con le canzoni, fosse finito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>A partire dai primi anni \u201970, i riflettori cominciarono ad accendersi su altri soggetti:<\/strong> le minoranze (soprattutto nere) in fase di emancipazione e i giovani della working class. Quando i gay (ma anche i neri, gli Ispanici, gli italo-americani, le donne) individuarono la via per uscire dal ghetto, si ritrovarono quasi per incanto in un mondo di edonismo, musica, lustrini e luci pulsanti, catapultati dal buio della povert\u00e0 e della precariet\u00e0 della vita in strada su un palco illuminato da mille luci, un gigantesco parco giochi dove tutto sembrava possibile: in primis, il riscatto sociale. La disco, a parte l\u2019importanza musicale, nacque e si svilupp\u00f2 per sostenere un nuovo settore economico: nell&#8217;America afflitta della crisi petrolifera e lacerata dal Vietnam servivano investimenti ed un clima di ottimismo (non si sono venduti mai pi\u00f9 tanti dischi, quanto nel periodo dominato dalla disco music). In questo quadro s\u2019inserirono i tanti mutamenti sociali legati all\u2019evoluzione della cultura musicale dei neri, alla modernizzazione del soul, al nuovo ruolo delle minoranze, alla liberazione sessuale, ai mutamenti nell&#8217;uso del tempo libero e alle moderne esigenze del ceto medio. Sino alla fine degli anni 60, il fenomeno \u00abclubbing\u00bb era stato un&#8217;altra faccenda, essendo riservato solo al jet-set e alle presunte celebrit\u00e0. In America come in Europa, le serate nei locali notturni si esprimevano attraverso una connotazione glamour, inamidata ed esclusiva, al solo fine di alimentare il lavoro dei paparazzi, a placare le vogliosit\u00e0 di cacciatori di gossip e di autografi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La disco, nella sua prima fase di sviluppo, si lega a taluni mutamenti <\/strong>che investirono in pieno gli Africani-Americani<strong>. <\/strong>Pur non determinando o influenzando i vari fenomeni sociali ed economici, che portarono a un generale miglioramento delle condizioni di vita della gente di colore, ne seppe amplificare i significati facendo da cassa di risonanza a quel cambiamento che sembrava dare i suoi frutti migliore soprattutto in campo musicale: prima dell\u2019avvento della disco non si erano mai visti in giro per le classifiche o negli scaffali dei negozi di musica tanti \u00abartisti neri condivisi\u00bb, ossia accettati e ballati col medesimo trasporto emotivo sia dai bianchi che dai neri. Quella musica, apparentemente frivola e leggiadra, nonch\u00e9 foriera di una sorta di \u00abtrionfo dell\u2019ottimismo nero\u00bb, ben si adattava ad un piacevole clima di ascesa verso la vetta della scala sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La disco divenne presto un paradigma estetico<\/strong>, un modello sostenibile anche dalla civilt\u00e0 dei consumi voluttuari di massa, mentre la componente pi\u00f9 \u00absotterranea\u00bb fin\u00ec presto con l\u2019assopirsi, asservendosi alle spietate leggi di mercato. Anche il rock, nelle sue molteplici accezioni, aveva seguito il medesimo copione. Cos\u00ec la disco music, in particolare per la forte incidenza in termini mercantili, riusc\u00ec a condizionare un&#8217;epoca.&nbsp; Dopo il 1977, da fenomeno d&#8217;\u00e9lite la disco si trasform\u00f2 in forma immediata e facilmente fruibile di musica popolare, aprendo una seconda fase nella vita di un \u00absoggetto vincente\u00bb, che da oltre cinque anni stava inducendo ed imponendo sostanziali mutamenti al mercato della musica giovanile di consumo. In particolare, la rapida affermazione dell\u2019Eurodisco, lo \u00absbiancamento\u00bb dei moduli espressivi e l\u2019eccessivo uso di elettronica e di ritmiche ossessive condussero presto ad una iperproduzione ripetitiva e alla banalizzazione del fenomeno stesso. La disco music, pur essendo un fenomeno apparentemente escapista ed indirizzato allo svago, per certi versi, rimane un lontano universo ingiustamente sottovalutato, forse perch\u00e9 misconosciuto nella sua componente \u00absociale\u00bb, \u00abrazziale\u00bb ed \u00abunderground\u00bb. Il fatto di continuare a identificarla solo con il \u00abtravoltismo\u00bb e la \u00abSaturday Night Fever\u00bb o con i \u00absaltelloni\u00bb dei Village People, significa perseverare in un madornale errore di valutazione storica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Irma Sanders \/\/ Ci sono molte publicazioni su taluni argomenti, ma si sostanziamo spesso come un&#8217;esaltazione del fenomeno a livello nostalgico o puramente estetico e discjockeystico. 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