{"id":382,"date":"2023-05-19T09:39:47","date_gmt":"2023-05-19T09:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=382"},"modified":"2023-05-19T09:39:48","modified_gmt":"2023-05-19T09:39:48","slug":"jazz-di-destra-o-di-sinistra-solo-uno-squallido-dibattito-mediatico-senza-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/05\/19\/jazz-di-destra-o-di-sinistra-solo-uno-squallido-dibattito-mediatico-senza-senso\/","title":{"rendered":"JAZZ DI DESTRA O DI SINISTRA? SOLO UNO SQUALLIDO DIBATTITO MEDIATICO SENZA SENSO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il dibattito sul jazz di destra o di sinistra si apre piuttosto spesso, ma ci accorgiamo che la discussione diventa presto sterile e che ciascuno rimane sulle sue posizioni. Premetto che mi considero un uomo di \u00absinistra\u00bb, un progressista, come spinta ideale ma non come appartenenza ad una specifica compagine politica. Con mio immenso rammarico, da molti anni a questa parte, come cittadino mi sento scarsamente rappresentato da qualsiasi partito e da qualunque ammucchiata di governo, figuriamoci come studioso ed appassionato di jazz. Ti guardi intorno e ti avvedi che sia la destra che la sinistra si spartiscono il potere insieme ai loro giannizzeri, laddove bisogna assegnare incarichi e competenze per l\u2019organizzazione di festival, eventi e manifestazioni musicali: jazz e non jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Sonny Rollins sosteneva che nel momento in cui decidi di suonare jazz<\/strong>, stai gi\u00e0 facendo politica. Fare politica non significa essere di destra o di sinistra, almeno come lo concepiscono taluni italioti con il cervello sottovuoto spinto. Sin dalle sue origini il jazz \u00e8 sempre stato l\u2019espressione delle classi meno abbienti: nasce e si sviluppa nei postriboli e nei quartieri malfamati. La presa di coscienza di molti musicisti african-american coincider\u00e0 con la rivendicazione di taluni diritti basilari, fino ad allora negati. I movimenti per i diritti civili erano autonomi, e non erano di destra o di sinistra come paventato dalla visione eurocentrica della politica. Per contro, in USA, era legati a delle vere congregazioni d\u2019ispirazione religiosa, spesso musulmane come nel caso di Malcom X. Sappiamo bene che tutti i regimi reazionari, sia di destra che di sinistra hanno osteggiato il jazz sin dal suo primo apparire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Va benissimo, se sentirsi di sinistra o di destra<\/strong>&nbsp;voglia dire aver maturato un complesso di idee ed una particolare visione del mondo che possa apparire pi\u00f9 conservatrice, che difenda a spada tratta il concetto di famiglia tradizionale, desiderosa di una societ\u00e0 con leggi pi\u00f9 rigide, pi\u00f9 rispettosa delle istituzioni o per contro pi\u00f9 libertaria, aperta anche elle famiglie allargate o arcobaleno, pi\u00f9 vicina agli ultimi, ai diversi, ai migranti e meno alle partite IVA o alle ricche aziende del Nord. In tale contesto va benissimo anche il confronto dialettico, sereno e storicamente documentato sul jazz e le sue relazioni con le destre o le sinistre del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La&nbsp;<\/strong><em><strong>condicio sine qua non&nbsp;<\/strong><\/em><strong>\u00e8 che l\u2019essere di destra o di sinistra&nbsp;<\/strong>non finisca per diventare l\u2019espressione di uno qualunque dei partiti politici in lotta per il potere, nessuno dei quali appare rappresentativo sia di una destra che di una sinistra ideale, figuriamoci del jazz, fenomeno geneticamente instabile e meticcio. Essere di destra o di sinistra non significa essere giustizialisti quando sono in ballo le vicende altrui e garantisti quando toccano persone e fatti vicino a noi. Non si pu\u00f2 essere difensori delle leggi quando nel proprio schieramento politico c\u2019\u00e8 il maggior numero d\u2019inquisiti, anche per associazione a delinquere di stampo mafioso o per contro difendere o attaccare la magistratura a comando: ci\u00f2 riguarda sia i partiti di destra che di sinistra. Non si pu\u00f2 essere portatori del concetto di famiglia cristiana o tradizionale, quando si vive&nbsp;<em>more uxorio<\/em>, o sia hanno pi\u00f9 famiglie e figli con pi\u00f9 mogli e pi\u00f9 mariti. Il perbenismo di facciata non n\u00e9 di destra e n\u00e9 di sinistra, \u00e8 solo un mediocre cruciverba mentale per incastrare gli elettori. Parlar bene e razzolare male non \u00e8 di destra o di sinistra, \u00e8 un fattore umano trasversale. Richiedere maggiori controlli sugli immigrati e poi pretendere di eludere il fisco o tollerare l\u2019evasione non \u00e8 di destra o di sinistra, \u00e8 solo opportunismo di bassa lega.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Questo il punto di vista di Roberto Ottaviano, uno dei pi\u00f9 importanti sassofonisti<\/strong>&nbsp;europei multireed: \u00ab<em>Se per\u00f2 pensiamo alla politica come definizione aristotelica, cio\u00e8 come luogo di incontro tra dottrine, sapere ed agire associato, luogo di scelte che riguardano micro e macrocosmo, allora viene pi\u00f9 facile pensare che l\u2019opera di Michelangelo come Guernica di Picasso, \u201cAlabama\u201d di Coltrane o \u201cRemember Rockefeller At Attica\u201d di Mingus mettano in connessione una denuncia, una riflessione, con un linguaggio che apre un diverso canale di comunicazione. Il jazz in generale ha svolto questa funzione anche quando ne sembrava lontano, pur senza esibire manifesti<\/em><em>\u00bb<\/em>. Lo stesso Ottaviano conferma come discriminante (e discriminato) l\u2019approccio al jazz non legato a logiche divisive e politicizzate: \u00ab<em>Per quel che mi riguarda poi non intendo veicolare specifici contenuti politici, ma optare per una costruzione estetica che imponga l\u2019ascolto profondo piuttosto che accondiscendere all\u2019intrattenimento ed alla banalizzazione pop; credo sia una scelta anche politica. Tant\u2019\u00e8 che questo tipo di approccio subisce una certa discriminazione. Oggi come ieri<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Sentirsi di destra o di sinistra non significa vivere la politica<\/strong>&nbsp;ed il confronto dialettico come l\u2019eterno scontro tra Guelfi e Ghibellini o Orazi e Curiazi e diventare strumento dei partiti politici che giocano su questa debolezza tutta italiana di concepire qualsiasi avvenimento sociale ed urbano come le tifoserie calcistiche:&nbsp;divide et impera. Cos\u00ec mentre il ceto medio s\u2019impoverisce progressivamente, il carrello della spesa degli Italiani \u00e8 sempre pi\u00f9 vuoto, i politici di destra e di sinistra s\u2019ingrassano: entrano preti ed escono curati. Si creano nepotismi, favoritismi, cognatismi e, a cascata, una pletora di vassalli, valvassori e valvassini, uomini, mezzi uomini, ominicchi ruffiani e quaquaraqu\u00e0. La corruzione galoppa e per fare una visita medica specialistica nelle strutture pubbliche bisogna aspettare un anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Cambiano i governi e di jazz neppure l\u2019ombra<\/strong>, tutto resta come prima e le promesse elettorali sono come le parole degli amanti scritte sulla sabbia. I poveri diventano sempre pi\u00f9 poveri, i ricchi sempre pi\u00f9 ricchi, mentre i furbi sono di destra o di sinistra a seconda delle circostanze. Quanto detto riguarda personaggi a vario livello: musicisti, giornalisti, attori, scrittori, organizzatori di mostre, fiere, festival e manifestazioni culturali. Se essere di destra o di sinistra corrisponde al divenire complici di tale sistema, allora lasciamo il jazz fuori da questo pateracchio immondo e da questa eterna batracomiomachia fra mediocri ed approfittatori, tra rane da acquitrino, topi di fogna e tipi per tutte le stagioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I<strong>n passato le \u00e9lite borghesi e liberali pi\u00f9 vicine idealmente alla destra<\/strong>, poich\u00e9 avevano pi\u00f9 mezzi economici e conoscenze, fecero molto per la divulgazione del jazz in Italia, specie nel dopoguerra, quando di questa musica si aveva l\u2019idea di puro e semplice intrattenimento o di mero \u00abnegro entertainment\u00bb. In tanti non riuscirono a coglierne la forza innovatrice e le istanze di cambiamento sociale che il jazz, pur nel suo \u00absilenzio\u00bb strumentale, recava. In un secondo momento, le sinistre cavalcarono solo la forza antagonista e rivoluzionaria delle frange estremiste e delle forme di jazz pi\u00f9 contaminato ed anarcoide, non capendo che specialmente gli Afro-Americani non intendevano distruggere e sovvertire la societ\u00e0, ma far parte a pieno titolo del sogno americano, con i medesimi doveri e diritti dei bianchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il jazz \u00e8 sempre stato vicino ai deboli, alle minoranze e ai diversi<\/strong>&nbsp;per credo religioso, colore della pelle, ceto e censo. Tali minoranze sono state storicamente osteggiate in numerosi paesi del mondo sia dalle destre che dalle sinistre. Dal momento in cui il jazz ha cessato di essere una musica fisica, ballabile e legata al folclore nero divenendo un \u00abelemento\u00bb pensante , ha offerto su un piatto d\u2019argento alla cultura occidentale ed eurocentrica un bagaglio artistico che poteva veicolarele istanze politici di altre minoranze non solo di quella neri. Ad un terzomondismo di tipo afro-americano ed afro-centrico, si \u00e8 affiancato un messaggio rivoluzionario come quello di Charlie Haden (bianco), che inneggiava alla liberazione del Cile o dei paesi africani, senza imitare o scimmiottare le posizioni politiche dei neri, ma facendo sue le istanze rivoluzionarie della sinistra occidentale, dimenticando che nel frattempo in Russia o in Cina accadevano cose altrettanto turpi e che il Cile era forse la punta dell\u2019iceberg. In Europa il pubblico pi\u00f9 progressista, scevro da atteggiamenti razzistici e ideologicamente vicino al libertarismo anarcoide del free-jazz, accolse i musicisti d\u2019avanguardia in modo amichevole, popolandone i concerti e favorendo la nascita di etichette discografiche indipendenti, le cui produzioni in America non avrebbero mai trovato spazio, poich\u00e9 considerate poco appetibili sul mercato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Per questo e per molto altro ancora, il jazz non \u00e8 di destra e neppure di sinistra<\/strong>, soprattutto se l\u2019idea di destra e di sinistra si configura con l\u2019appartenenza ad un preciso schieramento politico. Quale governo negli ultimi cinquant\u2019anni ha fatto qualcosa per il jazz in Italia? Che cosa fanno per i giovani musicisti jazz e per le tante etichette indipendenti gli epuloni appartenenti alla nomenclatura del jazz italiano, i soliti signorotti e feudatari privilegiati ed ammanicati, se non spartirsi finanziamenti, festival e direzioni artistiche insieme ad un codazzo di accademici complici che tira sempre l\u2019acqua al proprio mulino? Sarebbe bene che taluni tromboni tacessero per sempre o dicessero qualcosa di meglio del silenzio. Il jazz \u00e8 superiore a certe squallide contese o speculazioni mediatiche. Il jazz \u00e8 una cosa seria, quindi non potrai mai essere n\u00e9 di destra e n\u00e9 di sinistra!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Il dibattito sul jazz di destra o di sinistra si apre piuttosto spesso, ma ci accorgiamo che la discussione diventa presto sterile e che ciascuno rimane sulle sue posizioni. 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