{"id":378,"date":"2023-01-05T19:33:56","date_gmt":"2023-01-05T19:33:56","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=378"},"modified":"2023-05-26T08:52:26","modified_gmt":"2023-05-26T08:52:26","slug":"impulso-jazz-storia-e-capolavori-della-impulse-records-kriterius-edizioni-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/01\/05\/impulso-jazz-storia-e-capolavori-della-impulse-records-kriterius-edizioni-2022\/","title":{"rendered":"\u00abIMPULSO JAZZ \/ STORIA E CAPOLAVORI DELLA IMPULSE! RECORDS\u00bb (KRITERIUS EDIZIONI 2022)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Angelo Mastronardi, musicista e produttore discografico (GleAM Records), presenta e intervista <strong><em>Francesco Cat<\/em><\/strong><em><strong>aldo Verrina<\/strong><\/em><\/em><\/strong> <strong><em>per i lettori di Jazz Espresso, Doppio Jazz e Jazz Around<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Francesco Cataldo Verrina <\/strong>\u00e8 una figura multiforme all\u2019interno del panorama Jazz Italiano con interessi onnivori che spaziano dalla conduzione di programmi radio-televisivi alle collaborazioni con numerose testate giornalistiche. Non ultimo il suo importante impegno come sceneggiatore e scrittore. Sono infatti, tanti e di grande spessore i suoi approfondimenti sulla storia del Jazz e su alcune figure chiave di questa musica. Penso in proposito a testi come \u00abJazz: Uomini &amp; Dischi, dal Bop al Free\u00bb ma anche \u00abMingus: Il Meglio di un Bastardo\u00bb, \u00abColtrane: Il Passo del Gigante\u00bb, \u00abMiles: Sketches of Jazz\u00bb, \u00abBlue Note: Quota 100+\u00bb solo per citarne alcuni. \u00c8 su quest\u2019ultimo aspetto del suo lavoro che ci soffermeremo in occasione della sua penultima uscita \u00abImpulso Jazz: storia e capolavori della Impulse! Records\u00bb, un libro uscito a giugno del 2022 e in cui l\u2019autore ci racconta la storia di questa storica etichetta discografica concentrando la sua indagine su 66 album del loro catalogo. Dentro ci troviamo un universo ricco di aneddoti e descrizioni storiche importanti. Con le sue grandi capacit\u00e0 narrative e una trentennale conoscenza del Jazz, si addentra negli elementi stilistici ed estetici di questi capolavori rivelandoceli in tutta la loro grandezza. Francesco Cataldo Verrina ha di recente pubblicato un latro saggio monografico: \u00abThelonious Monk: L a Posizione del Monaco\u00bb. Da produttore discografico di breve corso ho trovato molto istruttivo conoscere certe dinamiche della produzione discografiche all\u2019interno del contesto americano in un periodo d\u2019oro come quello preso in esame (dal 1961 alla fine degli anni \u201970) e ho deciso perci\u00f2 di fare due chiacchiere con Francesco e intervistarlo per i nostri lettori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. Puoi parlarci delle intenzioni alla base di questa scelta di indagine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. \u00c8 solo desiderio di divulgazione e di narrazione. Sono tanti anni che racconto la musica, i dischi e gli artisti a vari livelli, nei libri, per radio, con gli articoli, attraverso le recensioni<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D.<\/strong>&nbsp;<strong>La Impulse! \u00c8 una Label che ha fatto dell\u2019eleganza nel format e dell\u2019alta qualit\u00e0 di ripresa audio della musica due elementi importanti e distintivi. La stessa fermezza \u00e8 rintracciabile nella definizione della loro linea editoriale ma non da subito. Puoi parlarci di come sia passata da album di maggiore presa commerciale come \u00abGreat Kai &amp; J.J.\u00bb, \u00abGenius+Soul=Jazz\u00bb di Ray Charles o \u00abThe Blues and The Abstract Truth\u00bb a quella sound distintivo fatto di modernit\u00e0 e ricerca inaugurato dalla presenza di Coltrane nel roster e da album come \u00abPercussion Bitter Sweet\u00bb di Max Roach?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. La grandezza della Impulse! Records consiste proprio in questo dualismo. Sin dal suo avvento ha sempre bilanciato la presenza di artisti con il baricentro spostato in avanti, ma senza mai dimenticare autori e musicisti pi\u00f9 classici e legati alla tradizione. Va detto che la linea editoriale mista, in quel periodo, era inevitabile soprattutto per quella che ara la domanda del mercato jazzistico. La Impulse! Possiede due anime: la prima quella pi\u00f9 tradizionalista, del fondatore Creed Taylor, che dopo sei album lascer\u00e0 per accettare un\u2019allettante proposta della concorrente Verve Records, e quella di Bob Thiele, l\u2019uomo che favor\u00ec la scalata di Coltrane e di tutte le avanguardie. La presenza di Thiele, talvolta in contrasto con i maggiorenti della Paramount (proprietaria della Impulse!), allarg\u00f2 molto il campo d\u2019azione degli artisti pi\u00f9 innovati e sperimentali, rispetto a quelli legati al vecchio vernacolo jazzistico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. Da appassionato della produzione discografica di Coltrane e da studioso di composizione ed orchestrazione non posso non soffermarmi su 3 dischi a cui sono molto legato e che da soli varrebbero a definire la grandezza delle scelte editoriali di casa Impulse!. Parlo di Africa\/Brass di Coltrane e di Out of The Cool di Gil Evans, The Black Saint and The Sinner Lady di Charles Mingus. Il primo \u00e8 un unicum nella produzione del sassofonista poich\u00e9 il solo ad avere un organico cos\u00ec allargato e prossimo alla big band. Il secondo segna in qualche modo un punto di svolta nella produzione di Evans. Pur non trattandosi il primo disco a proprio nome del compositore canadese (aveva in precedenza pubblicato per la Prestige \u00abGil Evans &amp; Ten\u00bb nel 1957) contiene delle novit\u00e0 nella gestione dei brass con la sezione ritmica che ne rendono inconfondibile il sound e che mi ha sempre affascinato. Aspetto che peraltro non hai mancato di evidenziare. Vuoi parlarci del terzo album, quello di Mingus. So da indiscrezioni che rientra nella tua top 10.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Intanto ti dico che che considero Mingus, come uno dei compositori pi\u00f9 autorevoli del \u2018900, a prescindere dal jazz e sono interessato in toto alla sua discografia, che rappresenta una sorta di catena inscindibile: \u00e8 difficile giudicare il genio di Nogales da uno o due dischi in particolare. Non a caso, ho scritto anche un libro su di lui. Mingus \u00e8 stato una specie di perenne mutatis mutandis, un autore irrequieto, dinamico, insoddisfatto e divorato dai demoni creativi: difficilmente all\u2019interno della sua discografia si possono trovare due lavori perfettamente uguali nello stile e nelle finalit\u00e0. Ovviamente ne esistono di pi\u00f9 significativi, tra questi annovero, personalmente,&nbsp;<\/em><em>\u00ab<\/em><em>The Black Saint and The Sinner Lady\u00bb, che rappresenta uno dei punti di svolta della carriera del burbero contrabbassista.&nbsp;<\/em><em>Se non si comprende il periodo storico, soprattutto la rabbia e la lotta dei neri per l\u2019emancipazione sociale, difficilmente si potr\u00e0 penetrare l\u2019essenza di un\u2019opera cos\u00ec articolata musicalmente, lontana anni luce da quelle che erano le canoniche regole d\u2019ingaggio dell\u2019hard bop del periodo. Mingus fa una sua personale rivoluzione attraverso la musica. Come scrivo nel libro: \u00abnell\u2019album sono presenti alcuni punti di riferimento stilistici: Ellington, le avanguardie del periodo, diversi inserti di flamenco, ma la procedura applicativa ed i metodi d\u2019impiego sono assai differenti rispetto al passato. Questa volta Mingus fa molto affidamento sui contrasti timbrici tra ottoni, smorzandone gli eccessi tonali altisonanti e diluendoli con voci pi\u00f9 basse e morbide di tuba e sax baritono rispetto ai legni superiori, in genere fortemente lirici e pungenti. La complessit\u00e0 dell\u2019opera nasce da uno sforzo di gruppo: tutta la musica \u00e8 frutto dell\u2019interazione collettiva\u00bb. In quanto a Gil Evans, ritengo che abbia dato il meglio insieme a Miles Davis. In merito ai due dischi pubblicati con la Impulse!, \u00abOut Of Cool\u00bb, titolo emblematico, considerando i trascorsi del canadese, \u00e8 un disco alquanto innovativo. Nel libro come avrai notato sottolineo proprio la relazione tra la sezione ritmica e fiati: \u00abIn \u00abOut Of The Cool\u00bb Evans oper\u00f2 meno sul concetto di ensemble tradizionale, concentrandosi invece sulla sezione ritmica costruita intorno ai batteristi Elvin Jones e Charlie Persip, al bassista Ron Carter ed al chitarrista Ray Crawford. La retroguardia fece da carburante alla sezione fiati\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. Quali sono gli altri album trattati nel tuo libro a cui sei pi\u00f9 legato e perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Non intendo essere evasivo o diplomatico, ma da questo punto di vista sono piuttosto agnostico. Per mia natura non mi sono mai fissato con un artista o un disco in particolare. Volendo usare una metafora, ti dico che neppure da adolescente ho mai appeso nella mia cameretta il poster di un gruppo o di un musicista di cui ero un fan scatenato. Ho sempre guardato alla musica nella sua totalit\u00e0. Ci sono periodi del jazz che preferisco. Ad esempio, tutto il bop da Charlie Parker in avanti. Adoro il free jazz ed ho avuto un periodo di sbandamento giovanile per la fusion (Weather Report et similia, in italia il Perigeo).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>D. \u00abForth Yawuh\u00bb del cosiddetto \u00abQuartetto americano\u00bb di Keith Jarrett. Forse tra i primi album della Impulse! che ho acquistato prima di fare un percorso a ritroso nella storia. Album magnifico e che documenta un Jarrett meno battuto nei percorsi di ascolto abituali nella produzione del pianista americano. Sono pochi altri i pianisti che abbiano inciso qualcosa da leader per la Impulse!. Tra questi McCoy Tyner in trio. Un McCoy diverso da quello del quartetto con Coltrane. Vuoi parlarcene?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Sul Jarrett del quartetto americano mi trovi perfettamente d\u2019accoro, per quanto mi riguarda, \u00e8 il Jarrett che anch\u2019io preferisco. Su McCoy Tyner incombe una specie di spada di Damocle: alcuni critici americani hanno continuato a considerarlo a lungo come \u00abil ragazzo di bottega di Coltrane\u00bb. Nulla di pi\u00f9 falso, a Tyner va attribuito il merito di almeno il 50% di contributo creativo ed esecutivo a tanti dischi del quartetto classico di Trane. Tyner era foriero di un modulo espressivo basato sull\u2019armonia quartale, ossia la costruzione di strutture armoniche basate sugli intervalli della quarta giusta e della quarta aumentata. Come scrivo, sempre nel libro in oggetto: \u00abLa scelta di non tradire mai la \u00abregolarit\u00e0 dell\u2019armonia\u00bb cost\u00f2 a Tyner un sofferto e lacerante divorzio artistico da Coltrane con cui aveva condiviso alcuni dei momenti pi\u00f9 esaltanti della sua carriera, ma anche della sua vita privata. Toccanti le sue parole: \u00abPenso che Dio volesse che stessimo insieme, ci sentivamo fratelli con una missione da compiere. La nostra connessione spirituale era inspiegabile: come parti di un solo motore, andavamo all\u2019unisono\u00bb. \u00c8 chiaro che nell\u2019album di cui tu parli ci siano delle differenze. Nel piano trio, e questo me lo insegni tu da pianista, il pianoforte diventa il deus ex-machina, svolgendo la doppia funzione armonica e melodica e non deve condividere gli spazi improvvisativi con altri strumenti di prima linea, l\u2019interplay \u00e8 differente e le uniche pause sono costituite dagli assoli di basso e batteria. Nello specifico in \u00abInception\u00bb il pianista appare meno condizionato, il suo tocco risulta pi\u00f9 marcato, addirittura pi\u00f9 sfuggente, \u00e8 l\u2019apoteosi del modale. Qui Tyner inizia un percorso personale che culminer\u00e0 con il suo album capolavoro inciso per Blue Note, parlo di \u00abReal McCoy\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. Cosa ti affascina nel modo in cui la Impulse! ha coltivato il proprio catalogo e portato avanti le proprie politiche editoriali?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Ritengo che l\u2019elemento caratterizzate e pi\u00f9 attrattivo per chiunque sia stata la capacit\u00e0 di Bob Thiele di osare, attirando a s\u00e9 il meglio delle avanguardie, o comunque degli artisti pi\u00f9 creativi ed innovativi, laddove , ad esempio, la Blue Note spesso s\u2019inceppava o declinava.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. I costi di produzione di un disco Jazz sono molto alti per ottenere un prodotto di elevata qualit\u00e0 audio e delle grafiche di alto livello. A questo per\u00f2 non fanno seguito grandi vendite di supporti fisici a fronte di sempre pi\u00f9 significativi sforzi in comunicazione e promozione per emergere nel mare magnum delle produzioni musicali che inondano il mercato.<\/strong>&nbsp;<strong>Considerata l\u2019evoluzione attuale del mercato discografico con le sue criticit\u00e0 che consiglio ti senti di dare alle etichette discografiche per documentare la creativit\u00e0 degli artisti contemporanei?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Oggi la situazione del mercato discografico non \u00e8 rosea. Ci sono da anni tanti elementi di disturbo e di concorrenza \u00absleale\u00bb che contendono alle case discografiche la gestione della musica in senso stretto. Non ho una ricetta risolutiva del problema. Vorrei conoscere chi ce l\u2019ha. Di certo, un\u2019etichetta che lega la propria attivit\u00e0 al concetto di jazz, dovrebbe almeno rispettare questo assunto e non cercare di contrabbandare incoerentemente prodotti non classificabili, almeno non omologabili a nessuno dei vari stili jazzistici. Visto che gli organi d\u2019informazione sono spesso indifferenti alle novit\u00e0, ma amano giocare in massima parte in una zona comfort, un metodo vincente, peraltro gi\u00e0 in atto, \u00e8 quello di tentare delle collaborazioni tra musicisti italiani con colleghi europei ed americani, al fine di aprirsi un varco nei mercati esteri. Tutto il resto \u00e8 affidato alla lungimiranza dei singoli produttori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D. Quali sono le coordinate attuali della tua ricerca come scrittore?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Pi\u00f9 o meno sono le stesse di sempre e di basano sull\u2019ascolto costante di decine di dischi al mese. Intanto ho un difetto genetico: non mi fido mai di ci\u00f2 che scrivono gli altri, fino a quando non l\u2019ho verificato di persona, poi posso essere anche d\u2019accordo alla lettera. Generalmente, il mio studio, come accennavo, si sostanzia attraverso l\u2019ascolto ripetuto delle novit\u00e0 discografiche, preferisco quelle italiane (da noi c\u2019\u00e8 molto talento che si disperde in mille rivoli). Non ho la pretesa di essere un tuttologo ed ho una visione, come ben sai, molto afro-centrica del jazz, quindi non mi lascio turbare dalle lagne germaniche, dai saltelli celtici o dalle nenie scandinave. Mi comporto da una parte come un indagatore, alla ricerca di indizi sulle novit\u00e0 che offre il mercato, quindi \u00e8 un\u2019esplorazione continua; dall\u2019altra come un archeologo che scava tra le pieghe del passato alla ricerca di tanti capolavori scomparsi del controllo dei radar, ignorati dalla critica o finiti nel dimenticatoio. Ti garantisco che le sorprese non mancano. La discografia jazz \u00e8 un territorio vastissimo in parte ancora inesplorato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-380\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina.jpg 1024w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina-300x225.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Francesco Cataldo Verrina<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Angelo Mastronardi, musicista e produttore discografico (GleAM Records), presenta e intervista Francesco Cataldo Verrina per i lettori di Jazz Espresso, Doppio Jazz e Jazz Around. 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