{"id":310,"date":"2023-05-16T19:29:42","date_gmt":"2023-05-16T19:29:42","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=310"},"modified":"2023-05-16T19:30:40","modified_gmt":"2023-05-16T19:30:40","slug":"return-to-forever-live-del-1978-per-chick-corea-e-soci-la-fine-di-unepoca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/05\/16\/return-to-forever-live-del-1978-per-chick-corea-e-soci-la-fine-di-unepoca\/","title":{"rendered":"\u00abRETURN TO FOREVER LIVE\u00bb DEL 1978, PER CHICK COREA E SOCI LA FINE DI UN\u2019EPOCA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo l\u2019esperienza con Miles Davis, a cui \u00abrub\u00f2\u00bb qualcosa del mestiere, Chick Corea form\u00f2 un gruppo d\u2019avanguardia, i Circle, insieme Dave Holland, Anthony Braxton e Barry Altschul. La sperimentazione eccessiva e la non facile fruibilit\u00e0 di taluni progetti non consent\u00ec al pianista di andare, per\u00f2, oltre un ristretto pubblico di appassionati, tanto che nel 1972, dopo aver abbracciato le bizzarre teorie di Scientology, Corea decise puntare su un\u2019audience pi\u00f9 ampia, dando vita ai Return To Forever indirizzati verso una produzione molto pi\u00f9 in linea con i nuovi diktat del mercato mainstream. I Return To Forever, insieme ai Weather Report e alla Mahavishnu Orchestra, divennero una delle formazioni pi\u00f9 importanti nell\u2019ambito della fusion-jazz degli anni Settanta, ospitando a rotazione tutta una serie di musicisti come Flora Purim, Airto Moreira, Lenny White, Gerry Brown, Al Di Meola ed altri. L\u2019unico punto fisso nel movimentato ensemble di Corea, una sorta di alter ego, fu il bassista Stanley Clarke.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Con gli RTF Corea era all\u2019apice del suo potere creativo<\/strong>, come molti musicisti legati alla fusion che raggiunsero quel picco, tra il 1970 e il 1977, elevandosi sulla moltitudine dei coevi. Il jazz, nella sua struttura tradizionale, era aggredito e dilaniano da forze centrifughe di ogni tipo, al punto che, specie nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, per usare un paradosso, si andava a dormire preti e ci si svegliava curati. Per intenderci, quello che oggi poteva essere una certezza, domani poteva diventare un dubbio atroce: da jazz uscivano nuovi flussi di idee innovative e tendenze, per contro entravano agenti contaminanti di ogni tipo. In quegli anni il jazz, sotto il comune denominatore del termine fusion, iniziava a diventare tutto ed il contrario di tutto: jazz-rock, jazz-funk, ethno-jazz, fino a degenerare nei primi anni Ottanta in una sorta di jazz da sala d\u2019attesa, denominato smooth-jazz, si pensi alle tante produzioni della GRT, etichettate sovente come fusion-jazz, ma che talvolta si avvicinavano ad una piacevolissima musica strumentale da discoteca, ambient o simil-newage.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nel 1977, Chick Corea intu\u00ec che fosse giunto il tempo di saltare gi\u00f9 dalla nave<\/strong>, prima che colasse a picco e lo fece registrando un live, il 20 e 21 maggio 1977, al Palladium di New York City, nell\u2019ambito del tour&nbsp;<em>MusicMagic<\/em>&nbsp;a supporto dell\u2019album omonimo. Il disco ricavato dal concerto divenne l\u2019addio alle armi o, se preferite, il canto del cigno dei Return To Forever. Questa fu l\u2019ultima, ma anche l\u2019unica tourn\u00e9e che vide protagonista la formazione legata all\u2019album \u00abMusicmagic\u00bb (1977), con Corea, Stanley Clarke e Joe Farrell, insieme al nuovo membro aggiunto, la moglie di Chick, Gayle Moran ,voce, pianoforte e organo, Gerry Brown alla batteria ed una sezione fiati di sei elementi. Il risultato fu un set energico, caratterizzato dalla marcata leadership delle due forze chiave degli RTF (Chick Corea e Stanley Clarke). Mancano Al Di Meola e Lenny White, dettaglio non trascurabile, quindi, per molti versi, ci troviamo alle prese con un gruppo diverso da quello che aveva generato lo stile tipico, il modus operandi e la parte migliore della produzione del gruppo di Corea. Tuttavia, in quest\u2019ultima \u00abzampata\u00bb dei rimaneggiati RTF non mancano creativit\u00e0 e qualit\u00e0 di esecuzione, per quanto in tale circostanza il gruppo di Corea, al netto della complessit\u00e0 armonica, sembrerebbe muoversi a met\u00e0 strada tra gli Earth, Wind &amp; Fire, i Chicago vecchia maniera e i Weather Report pi\u00f9 funk-oriented, Segno evidente che il pianista italo-americano stesse guardando verso un mercato pi\u00f9&nbsp;<em>poppish,&nbsp;<\/em>ibrido e generalista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019album originale, realizzato con alcuni estratti dal concerto al Palladium<\/strong>, contempla appieno i desiderata di Corea, sodali e consorte. Vi consiglio, per\u00f2, di fermarvi a a questa prima uscita, ossia \u00abReturn To Forever Live\u00bb del 1978, disco singolo con copertina gialla in cui spicca nel corpo centrale un famoso dipinto di Pablo Picasso, conosciuto come \u00abThree Musicians (Tre Musicisti)\u00bb. Tutto ci\u00f2 che verr\u00e0 immesso in seguito sul mercato, pur nella sua abbondanza, \u00e8 semplicemente dispersivo e ridondante con molti errori di editing, inutili lungaggini e diluizioni di sorta con introduzioni, parole inutili, time-out e ripetitive sequenze musicali senza alcun interesse o mordente. Oltretutto il primo album uscito (quello che stiamo trattando) possedeva un\u2019eccellente qualit\u00e0 sonora, tanto da poter percepire nitidamente ogni nota ed ogni strumento, pur trattandosi di una una ripresa dal vivo. Ad onor del vero, nel 1978, in fase di post-produzione, la tecnologia consentiva ottime finalizzazioni, cos\u00ec come gli apparati di ripresa usati durante i concerti consentivano di fissare su nastro registrazioni (grezze) gi\u00e0 di elevato livello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La scelta dei brani \u00e8 ben congegnata ed il tutto risulta alquanto fruibile<\/strong>, sebbene incastrato tra elementi complessi, ma diluiti dal dinamismo esecutivo di abili musicisti che, anche dal vivo, suonano in maniera piuttosto disciplinata e mercuriale: eccellenti le parti di supporto della sezione fiati, soprattutto il disco nel suo complesso restituisce una piacevole atmosfera da live performance, attraverso una variet\u00e0 di suoni che negli album in studio degli RTF probabilmente erano interdetti e con interiezioni inventive da parte di quasi tutti gli esecutori, i quali sciorinano in modo eloquente alcuni passaggi che sono decisamente pi\u00f9 validi dei corrispettivi in sala di registrazione. Il live su disco singolo sarebbe stata una piacevole chiusura dell\u2019avventura Return To Forever, ma l\u2019avidit\u00e0 dei discografici, in genere, supera ogni limite o steccato artistico, mentre il concetto di arte come produzione (seriale) finisce per superare abbondantemente l\u2019idea di arte come espressione pura ed individuale o collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Una versione notevolmente ampliata dell\u2019album fu pubblicata nel 1978<\/strong>&nbsp;su quattro LP come \u00abReturn to Forever Live: The Complete Concert\u00bb, contenente l\u2019intero concerto di due ore e quaranta minuti. Operazione che appag\u00f2, forse, i completisti, ma che lasci\u00f2 interdetti critici ed esperti a vario livello. Come gi\u00e0 detto, questa ridondante edizione spalmata su quattro album contiene tanta zavorra inutile, compresa una versione di \u00abSpanish Fantasy\u00bb, la cui introduzione era stata precedentemente pubblicata come \u00abChick\u2019s Piano\u00bb. Sono incluse perfino le introduzioni parlate dei brani di Stanley Clarke, tra cui una in cui il bassista viene dileggiato e contestato dal pubblico mentre annuncia la fine del concerto. Come se non bastasse, nel giugno 2011 la Columbia (Sony) ha pubblicato un cofanetto con cinque CDs, \u00abReturn to Forever, The Complete Columbia Albums Collection\u00bb, che include l\u2019intera registrazione del 1977 Live, \u00abThe Complete Concert\u00bb su tre CDs insieme agli album in studio \u00abRomantic Warrior\u00bb del 1976 e \u00abMusicmagic\u00bb del 1977.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abReturn To Forever Live\u00bb<\/strong>&nbsp;\u2013 come gi\u00e0 spiegato \u2013 cattura perfettamente il mood della band, anche meglio del disco in studio. Il costrutto sonoro \u00e8 implementato dalle voci soul di Gayle Morris e Stanley Clarke, da una sezione fiati colorata e sinergica e da una ricca presenza di tastiere: Moog, Fender Rhodes, Mellotron e Hammond B3. Manca la chitarra, ma gli assoli prolungati di Corea fanno dimenticare che Di Meola non faceva pi\u00f9 parte di quella famiglia. Nessun cultore della fusion ne rimarr\u00e0 deluso, in particolare i&nbsp;<em>prog-heads<\/em>, ossia coloro che amano i brani espansi ed i lunghi assoli. Non mancano per\u00f2 alcuni momenti che si avvicinano al jazz puro come lo standard \u00abCome Rain Or Come Shine\u00bb, cantato dalla signora Corea. Il concept complessivo, per\u00f2, propende decisamente per una dimensione progressiva e, in qualche modo, sembra il proclama di addio all\u2019epopea delle formazioni fusion all-stars. Forse prevedendo il futuro, da buon visionario qual\u2019era, Chick Corea decise di dare liberarsi di ci\u00f2 che aveva accumulato negli anni, come uno che stava per cambiare casa, citt\u00e0 e, probabilmente, anche identit\u00e0 artistica: e cos\u00ec fu! \u00c8 pur vero che i Latini dicevano \u00ab<em>melius abundare quam deficere<\/em>\u00bb, ma per suggellare la storia degli RTF sarebbe bastato l\u2019album singolo, ossia \u00abReturn To Forever Live\u00bb del 1978.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"681\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/return-to-forever.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-311\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/return-to-forever.jpg 900w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/return-to-forever-300x227.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/return-to-forever-768x581.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Return To Forever<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Dopo l\u2019esperienza con Miles Davis, a cui \u00abrub\u00f2\u00bb qualcosa del mestiere, Chick Corea form\u00f2 un gruppo d\u2019avanguardia, i Circle, insieme Dave Holland, Anthony Braxton e Barry Altschul. 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