{"id":263,"date":"2023-05-16T14:23:12","date_gmt":"2023-05-16T14:23:12","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=263"},"modified":"2023-06-29T21:08:03","modified_gmt":"2023-06-29T21:08:03","slug":"io-il-jazz-e-la-red-records","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/05\/16\/io-il-jazz-e-la-red-records\/","title":{"rendered":"Io, Umbria Jazz, Kenny Barron e la Red Records: ricordi di un adolescente"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Esiste una connessione del tutto casuale tra Umbria Jazz, la mia iniziazione al genere e la nascita della Red Records. Nel 1976 nel corso del festival umbro fu registrato un concerto di Sam Rivers, destinato a divenire ufficialmente il primo disco pubblicato dell\u2019etichetta rossa, mentre Sergio Veschi e Alberto Alberti si erano conosciuti, l\u2019anno prima, durante la kermesse umbra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>DAL SITO DI UMBRIA JAZZ:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Orvieto \u2013 Gubbio \u2013 Citt\u00e0 di Castello \u2013 Castiglione del Lago \u2013 Terni \u2013 Perugia, 20 \u2013 25 luglio 1976<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Umbria Jazz scoppia. Migliaia di ragazzi arrivano da tutta Italia, accompagnati dalle tensioni che animavano quegli anni difficili (gli Anni di piombo). Ancora una volta a mobilitare l\u2019attenzione di quella folla c\u2019era il campione del free jazz, il sassofonista Sam Rivers, diventato una sorta di idolo. Il funambolico pianista di Charles Mingus Don Pullen con una fantastica performance a Castiglion del Lago mobilit\u00f2 la folla che, invece, ascoltava insofferente campioni del jazz pi\u00f9 classico come Stan Getz o la divina Sarah Vaughan. Nelle sei giornate di spostamenti fra una citt\u00e0 e l\u2019altra dell\u2019Umbria a farsi ascoltare c\u2019erano anche il favoloso quintetto di Horace Silver con gli ottimi Bob Berg e Tom Harrell ai fiati, i sempre trascinanti Jazz Messengers di Art Blakey, Dizzy Gillespie, Cedar Walton e un bel po\u2019 di italiani da Massimo Urbani a Enrico Rava.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Umbria Jazz Festival | Perugia (1976) [Filmato RAI Storia]\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JWFurrxvaww?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Umbria Jazz Festival | Perugia (1976) [Filmato RAI Storia]<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Arrivai per la prima volta a Perugia nel luglio del 1976,<\/strong>&nbsp;avevo 16 anni ed ero venuto a far visita a mia sorella ed i miei cugini pi\u00f9 grandi che frequentavano la facolt\u00e0 di Giurisprudenza. Inconsapevolmente, mi trovai risucchiano da un gorgo umano, una marea di gente che si spostava da un posto all\u2019altro, da una localit\u00e0 all\u2019altra dell\u2019Umbria per assistere ai concerti gratuiti. Non sapevo nulla di jazz, alcuni ragazzi pi\u00f9 grandi con i quali avevo subito familiarizzato, mi spiegarono le dinamiche di quel festival. Senza esitazione alcuna mi accodai a quella massa colorata di giovani ed andai ad assistere ad alcuni memorabili performance. Fu l\u2019anno delle contestazioni, parecchi mostri sacri del jazz, soprattutto i bianchi, vennero fischiati. Quei giovani, erano molto diversi da quelli di oggi: trasandati, informali, capigliature appariscenti. Tutte le convenzioni sembravano spezzate, si fraternizzava facilmente e si condivideva tutto. Tra di essi c\u2019erano i figli annoiati della borghesia in cerca di qualche diversivo, proletari veri, figli di operai e contadini del Sud, studenti fuori sede e soprattutto tanti stranieri giunti da ogni dove. Fu una delle settimane pi\u00f9 entusiasmanti della mia vita. L\u2019anno successivo, appresi, che la manifestazione era stata cancellata per motivi di ordine pubblico. La ritrovai nel 1979, quando vivevo anch\u2019io a Perugia, dove mi ero scritto all\u2019universit\u00e0, ma tante cose erano cambiate. Tutto appariva pi\u00f9 ordinato e sotto controllo, sebbene l\u2019atmosfera fosse ancora elettrizzante e la musica di alto livello. A distanza di pi\u00f9 di quarant\u2019anni ogni cosa \u00e8 cambiata per i cultori del jazz, ma l\u2019appuntamento si ripete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La Red Records nasce dalla collaborazione tra Sergio Veschi e Alberto Alberti<\/strong>&nbsp;ed in maniera del tutto casuale e precipitosa, senza uno schema ben preciso, usando la tecnica dell\u2019improvvisazione jazz come racconta lo stesso Veschi: \u00ab<em>Ad Umbria Jazz, nel \u201974, \u201975, non ricordo, conosco Alberto Alberti, il quale un giorno mi propose di registrare il gruppo di Sam Rivers. Lo registrammo e dopo sei mesi decidemmo di fondare un\u2019etichetta, collaterale alle iniziative culturali del movimento, ma di fatto formalmente indipendente. La Red Records nacque in maniera istintiva, senza una precisa pianificazione, come si fa nel jazz, improvvisando!<\/em>\u00bb. Quando Sergio Veschi fa riferimento al movimento, parla del Movimento Studentesco Milanese, di cui faceva parte e all\u2019interno del quale era stato gi\u00e0 promotore di diverse iniziative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La musica si diffonde tutt\u2019intorno, mentre il pick-up&nbsp;<\/strong>di uno dei miei giradischi scava avidamente fra i solchi. Un cumulo di ricordi si addensano nella mia mente. \u00c8 passato tanto tempo, ma i suoni e le immagini e i colori sono assai nitidi. La musica \u00e8 un valido corroborante per la memoria ed un elemento fortemente evocativo. Ho messo sul piatto da qualche minuto \u00abTwo as One\u00bb, un album registrato dal vivo al Teatro Morlacchi di Perugia da un semplice duo: Kenny Barron al piano e Buster Williams al contrabbasso, e la macchina del tempo si \u00e8 subito azionata, trascinandomi vorticosamente a ritroso. Non era la prima, n\u00e9 sarebbe stata l\u2019ultima volta che la Red Records avrebbe fissato su disco alcuni momenti di Umbria Jazz. Il duetto piano e basso costituiva in pratica la met\u00e0 di \u00abPumpkins Delight: Sphere Live At Umbria Jazz\u00bb altro momento topico di quel 14 luglio 1986, divenuto un album epocale nella storia del jazz mondiale. Per farla semplice, il pacchetto prevedeva, oltre al quartetto completo, ossia Charlie Rouse sassofono tenore, Kenny Barron pianoforte, Buster Williams basso e Ben Riley batteria, anche una una serie di duetti del pianista Kenny Barron ed il bassista Buster Williams. Questa situazione, che definirei minimale, fu assai sorprendente e suggestiva, anche per scrive, che solitamente ama ed amava situazioni pi\u00f9 articolate e ricche di strumenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Era il 1986, lavoravo in una radio, collaboravo con un giornale<\/strong>&nbsp;ed ero accreditato per i concerti e gli eventi del festival umbro, andavo di qua e di l\u00e0, come faccio spesso, entravo ed uscivo e quel giorno varcai la soglia del Teatro Morlacchi senza tanta convinzione. All\u2019epoca avevo 26 anni, conoscevo Buster Williams, apprezzavo molto il pianismo di Kenny Barron, ma ero un patito di fusion, genere che, da l\u00ec a qualche anno, avrei ripudiato senza rimpianto alcuno. Dovettero comunque passare alcuni anni prima che il mio pentimento sulla via del bebop divenisse un fatto compiuto, quasi in concomitanza con una sorta di maturazione fisica, mentale e culturale, che mi port\u00f2 ad apprezzare anche altri piaceri della vita come il vino, i sigari e, per lungo tempo, perfino un abbigliamento elegante e rigoroso come quello dei jazzisti degli anni \u201950. Quel giorno di luglio del 1986 entrai nel teatro perugino con atteggiamento di supponenza ed in abiti molto casual: jeans, scarpe sportive, una T-shirt con il logo di Umbria Jazz e con capelli ricci ed arruffati, anche se gi\u00e0 in massima parte fuggiaschi dal mio capo, nonostante la stempiatura fosse ancora contenuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Come buona parte di di quelli della mia generazione,<\/strong>&nbsp;ero solo un rockettaro, in parte fuorviato dall\u2019ascolto dei cantautori, amante del soul-funk, con il pallino della fusion e qualche propensione per il free; non nascondo che consideravo il jazz mainstream una roba da \u00abvecchi\u00bb, da pseudo-intellettuali, una di quelle cose da conoscere per sentirsi al di sopra della media. Vi sto parlando di me, non per vanit\u00e0, ma per sottolineare il fatto che ognuno di noi \u00e8 anche ci\u00f2 che ascolta, oltre a quello che legge o che mangia. La musica forgia il carattere delle persone, pu\u00f2 renderle migliori o peggiori di quello che sono; non a caso, qualche anno dopo, mi buttai a capofitto nell\u2019ascolto e nello studio del jazz, soprattutto alla ricerca del tempo perduto. Non so perch\u00e9, nel senso che non ne conosco la causa, ma il fatto di essere stato spettatore diretto, quasi casuale, di questo set minimale, corrisponde ad un momento importante della mia vita. Quella sera qualcosa cominci\u00f2 a frullare nella mia mente. Fu una specie di campanello d\u2019allarme che progressivamente divenne sempre pi\u00f9 assordante ed insistente, fino a farmi considerare insipido ed inutile qualsiasi altro genere musicale che non fosse jazz o di derivazione afro-americana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Si consideri che gi\u00e0 il piano trio \u00e8 un formato abbastanza difficile&nbsp;<\/strong>in cui esibirsi, soprattutto poco fruibile dalla moltitudine, ma togliendo la batteria, che garantisce la scansione del tempo in maniera quasi metronomica e cronometrata, le cose diventano ancora pi\u00f9 difficili. Barron e Williams s\u2019impegnarono in un contrappunto quasi standard con grande sicurezza ed affiatamento, tanto da non far sentire troppo la mancanza degli altri strumenti, assemblando una raccolta di standard che, dilatati e rinvigoriti da un gioco di scambi non prevedibili, sembrano restituiti a nuova vita: \u00abAll of You\u00bb, \u00abThis Time The Dream\u2019s On Me\u00bb, \u00abSomeday My Prince Will Come\u00bb \u00abI Love You\u00bb e \u00abMy Funny Valentine\u00bb. \u00c8 un piacevole susseguirsi splendidi momenti inter pares, dove Williams ricama ed abbellisce l\u2019approccio melodico di Barron e questi che lo insegue e lo spinge verso assoli creativi e non convenzionali. Non ci sono i vincoli di un composito line-up , dunque tutto ci\u00f2 consente ad entrambi di allungarsi a loro piacimento e di creare un forte effetto attrattivo sull\u2019ascoltatore. Senza tema di smentita \u00abTwo as One\u00bb, sia pure in formato ridotto, \u00e8 il \u00abdegno compare\u00bb del pi\u00f9 celebre \u00abPumpkins Delight\u00bb registrato in quartetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Ascoltando, a distanza di anni, questo ed altri album<\/strong>&nbsp;della Red Records, mi sono reso conto di quanto io sia grato a questa etichetta per aver fatto emergere il mio amore per il jazz, producendo dischi di egual livello di \u00abTwo as One\u00bb, se non superiori in molti casi. La Red Records era l\u00ec, in quei luoghi, in cui il mio amore per il jazz si concretizzava, documentando, attraverso splendide registrazioni live, alcuni eventi di cui sono stato uno spettatore entusiasta. Da un anno circa, la Red Records \u00e8 tornata a produrre e a ristampare, anche, in vinile alcune delle gemme del suo repertorio. L\u2019amico Sergio (Veschi), protagonista di tante battaglie, ha abdicato a favore di Marco Pennisi, quasi un passaggio di testimone da padre a figlio. E vi garantisco che la Red Records, con la sua storia, il suo prestigio e il suo catalogo, non avrebbero potuto finire in \u201cmani\u201d migliori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abTwo as One\u00bb \u00e8 disponibile nel catalogo della nuova Red Records di Marco Pennisi.  Di recente \u00e8 stato pubblicato il set completo su doppio vinile. Per informazioni:&nbsp;<a href=\"https:\/\/redrecords.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/redrecords.it<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"LE NOVITA&#039; IN VINILE DELLA RED RECORDS \/ FRANCESCO CATALDO VERRINA \/ RADIO HOST\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/H-wFHt87Qyg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>LE NOVITA&#8217; IN VINILE DELLA RED RECORDS \/FRANCESCO CATALDO VERRINA \/ RADIO HOST<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Esiste una connessione del tutto casuale tra Umbria Jazz, la mia iniziazione al genere e la nascita della Red Records. 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