{"id":2381,"date":"2025-01-20T21:42:00","date_gmt":"2025-01-20T21:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=2381"},"modified":"2025-04-18T21:44:15","modified_gmt":"2025-04-18T21:44:15","slug":"oltre-a-the-sidewinder-ce-di-piu-lee-morgan-con-city-lights-1957","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2025\/01\/20\/oltre-a-the-sidewinder-ce-di-piu-lee-morgan-con-city-lights-1957\/","title":{"rendered":"Oltre a \u00abThe Sidewinder\u00bb c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: Lee Morgan con \u00abCity Lights\u00bb, 1957"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Nel corso di questa sessione il trombettista di Filadelfia intercett\u00f2 a<\/strong><\/em><em><strong>lcune intuizioni che saranno sviluppate, purtroppo in un futuro tardivo, quando egli era gi\u00e0 logorato dagli eccessi e prematuramente precipitato in una fossa a causa di eventi non del tutto estranei al su<\/strong><\/em><em><strong>o caotico e sregolato stile di vita.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un album di Lee Morgan che non sempre compare nelle classifiche di gradimento e nelle segnalazioni di critici ed esperti: \u00abCity Lights\u00bb \u00e8 il primo disco in cui egli cerca un elemento diversificatore o sperequativo rispetto al pi\u00f9 tradizionale asset bebop. Non si dimentichi che mentre il trombettista di Filadelfia era proiettato all\u2019interno di una erigenda carriera come solista, faceva ancora parte dell\u2019entourage di Dizzy Gillespie. Qualche settimana pi\u00f9 tardi, nel settembre dello stesso anno, la collaborazione con Coltrane rafforzer\u00e0 in lui taluni convincimenti, almeno un desiderio di cambiamento, che rimarr\u00e0 sempre in nuce: Lee Morgan rester\u00e0 per tutta la sua carriera mirabilmente intrappolato \u2013 e sottolineo mirabilmente \u2013 nel tipico schema di gioco bebop-hard-bop, su quell\u2019asse cartesiano che univa in maniera ortogonale Gillespie e Blakey. Specie in tale circostanza, fu assai difficile per il diciannovenne Morgan svincolarsi dall\u2019idea di essere, sempre e comunque, il Charlie Parker della tromba deciso a suonare come Clifford Brown.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel corso di questa sessione il trombettista di Filadelfia&nbsp;<\/strong>intercett\u00f2 alcune intuizioni che saranno sviluppate, purtroppo in un futuro tardivo, quando egli era gi\u00e0 logorato dagli eccessi e prematuramente precipitato in una fossa a causa di eventi non del tutto estranei al suo caotico e sregolato stile di vita. Una prima linea con tre strumenti a fiato, Lee Morgan (tromba), Curtis Fuller (trombone) e George Coleman (sax tenore e contralto), fecero di \u00abCity Lights\u00bb un piccolo&nbsp;<em>case study&nbsp;<\/em>accomunandolo ad un\u2019idea che lo stesso Clifford Brown aveva accarezzato, ma che non riusc\u00ec a realizzare compiutamente; un proposito che aveva sedotto lo stesso Coltrane in \u00abBlue Train\u00bb e di cui Benny Golson, in varie circostanze, era stato l\u2019autentico propugnatore. Perfino Miles Davis, in un particolare momento della sua carriera, aveva subito il fascino di un attacco a tre punte con due sassofoni (Coltrane al tenore e Cannonball al contralto) quali fiancheggiatori della sua tromba. Ovviamente, la presenza di un trombone assume un significato diverso nel tentativo di costituire una mini-orchestra con le varie sezioni fiati; in questo caso rappresentate da almeno uno strumento e supportate da una retroguardia ritmica. Nello specifico: Ray Bryant (pianoforte), Paul Chambers (basso) e Art Taylor (batteria).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fu proprio il prolifico Benny Golson a fornire tre componimenti originali su cinque<\/strong>&nbsp;ed a curare gli arrangiamenti di questa sessione che, in quanto tale, non fu per\u00f2 contemplata nelle successive registrazioni con la medesima configurazione. Come vederemo pi\u00f9 avanti nel successivo \u00abThe Cooker\u00bb i fiati saranno solo due e addirittura in \u00abCandy\u00bb toccher\u00e0 alla sola tromba di Morgan operare a tutto campo in prima linea. Per metafora, \u00abCity Lights\u00bb fa pensare all\u2019omonimo film di Charlie Chaplin, in cui un errabondo Lee Morgan cerca il suo riscatto girovagando per la citt\u00e0 di notte, dove le luci fanno da cornice ad un viaggio senza un precisa meta. L\u2019impatto \u00e8 immediato e descritto in maniera mercuriale dalla title-track che funge da opener, in cui l\u2019effetto cinematico spalanca le porte alle urgenti invenzioni della tromba del band-leader, sempre su di giri, come se volesse portare il sonoro della pellicola ad una velocit\u00e0 superiore rispetto a quella consentita da una normale proiezione. Al contempo il walking del basso di Chambers, che descrive una figura a due note, s\u2019innesta nella progressione di Ray Bryant impostata sul registro superiore, mentre i fiati assumono toni drammatici scivolando perfettamente sulle diminuite e sull\u2019incessante lavorio del kit percussivo. Il sax tenore di George Coleman spazza improvvisamente l\u2019aria come un tornado, mentre Morgan, come un lanciafiamme, sputa fuori un assolo di tromba spostandosi sul registro acuto, foraggiato dalle retrovie dall\u2019apporto ritmico di un attentissimo Taylor, la cui interazione non lascia aria ferma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il trombettista diventa il vero anfitrione in \u00abTempo De Waltz\u00bb<\/strong>, a firma Golson, mentre Coleman si rifugia, nelle sue linee fluide, gi\u00e0 sperimentate, sicure e pi\u00f9 convenzionali, tirando fuori gli attrezzi del mestiere che guardano nello specchietto retrovisore inquadrando lo stile del \u00abvecchio\u00bb Benny Carter al contralto. Il trombone di Fuller aggiunge un sapore ancora pi\u00f9 retr\u00f2. Tuttavia,&nbsp;<em>nihil sub sole novi<\/em>. \u00abYou\u2019re Mine You\u00bb, con la sua struttura lignea da salice piangente ed un\u2019aura vagamente luttuosa, sembra non trovare un punto di confluenza collettivo, nonostante l\u2019abilit\u00e0 delle singole forze in campo. Per paradosso, Lee Morgan avrebbe potuto suonare anche da solo. \u00abJust By Myself\u00bb, srotolato sulla lunghezza di oltre nove minuti e una moderna rapsodia composta da Golson, che costringe Morgan a cavalcare a briglie corte ed a mantenersi su un tempo medio, mentre il trombone di Fuller ricama gli interstizi dell \u2018ampia tessitura sonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sul finale fa capolino \u00abKin Folks\u00bb, composizione che reca in calce la firma di Gigi Gryce<\/strong>, la quale si sostanzia come un blues limaccioso, fluidificato dall\u2019intervento di Golson sulla partitura, dove Chambers e Bryant trovano l\u2019humus giusto per innestare un fertile substrato ritmico-armonico, tale da consentire a tutti i solisti di portare a casa un frammento di gloria. Va da s\u00e9 che la lunghezza rende il costrutto complessivo piuttosto dispersivo: dopo un superbo inizio, caratterizzato dai riff degli ottoni, ad un certo punto l\u2019impianto melodico inizia a perdere le coordinate trascinandosi stancamente, specie verso la fine. Se solo fosse stato pi\u00f9 compatto, \u00abKin Folks\u00bb sarebbe stato il climax di un album che in ogni momento certificava l\u2019atteggiamento di Lee Morgan di essere (o voler essere) il&nbsp;<em>genius loci,&nbsp;<\/em>ma gli accordi erano questi. Nonostante l\u2019eccellenza delle forze in campo, il protagonista avrebbe dovuto essere lui. Per intenderci, cos\u00ec fu scritto e cos\u00ec fu fatto. Al netto di ogni considerazione ex-post, calandosi nell\u2019atmosfera di quello scorcio di fine anni Cinquanta, \u00abCity Lights\u00bb rappresenta, comunque, un lavoro degno di attenzione, se non altro per comprendere l\u2019evoluzione dell\u2019allora giovanissimo trombettista di Filadelfia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"983\" height=\"846\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Lee-Morgan2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2382\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Lee-Morgan2.jpg 983w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Lee-Morgan2-300x258.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Lee-Morgan2-768x661.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 983px) 100vw, 983px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Lee Morgan<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso di questa sessione il trombettista di Filadelfia intercett\u00f2 alcune intuizioni che saranno sviluppate, purtroppo in un futuro tardivo, quando egli era gi\u00e0 logorato dagli eccessi e prematuramente precipitato in una fossa a causa di eventi non del tutto estranei al suo caotico e sregolato stile di vita. \/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2383,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pagelayer_contact_templates":[],"_pagelayer_content":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2381","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-redazionale"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Sony_CityLihts2-.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2381"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2384,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2381\/revisions\/2384"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2383"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}