{"id":2341,"date":"2025-02-13T20:57:00","date_gmt":"2025-02-13T20:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=2341"},"modified":"2025-04-18T20:59:56","modified_gmt":"2025-04-18T20:59:56","slug":"dreamland-di-marc-copland-il-jazz-al-climax-della-sua-potenza-espressiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2025\/02\/13\/dreamland-di-marc-copland-il-jazz-al-climax-della-sua-potenza-espressiva\/","title":{"rendered":"\u00abDreamland\u00bb di Marc Copland, il jazz al climax della sua potenza espressiva"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">.<em><strong>..la raffinatezza armonica, il tocco ed il controllo delle dinamiche rappresentano i punti salienti del concept. Nelle tracce originali, il flusso delle idee \u00e8 sempre circolare e condiviso con particolare regolarit\u00e0 degli assoli, cos\u00ec come come il compito di scrittura viene affrontato in maniera collegiale\u2026<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altre circostanze abbiamo definito Marc Copland come il jazzista dalle due vite: dopo un abbrivio di carriera nei panni del sassofonista, il musicista di Filadelfia, spar\u00ec dalla circolazione e, dopo una decina di anni di studio e d\u2019incubazione, si ripresent\u00f2 sulla scena divenendo, a met\u00e0 degli anni Ottanta, uno dei pianisti pi\u00f9 acclamati del secondo dopoguerra, quale perfetto anello di congiunzione fra l\u2019energia zampillante di Bud Powell e l\u2019introspezione poetica Bill Evans, ma dotato una personalit\u00e0 esecutiva cos\u00ec marcata, un\u2019immaginazione compositiva, una drammaticit\u00e0 armonica ed un&nbsp;<em>modus agendi<\/em>&nbsp;cosi peculiare da annullare qualunque punto di riferimento preciso e pregresso all\u2019interno del proprio elaborato sonoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Al netto di ogni suggestione, la dualit\u00e0 di<\/strong>&nbsp;\u00abDreamland\u00bb, registrato in Germania, il 4 e 5 dicembre 2022, alla Fattoria della Musica di Osnabrueck, va ricercata in una sorta di metodo applicativo che getta sistematicamente un ponte fra passato e presente, tradizione e contemporaneit\u00e0, i cui punti cardinali sono rappresentati dai due standard contenuti all\u2019interno del disco: l\u2019iniziale \u00abEronel\u00bb di Thelonious Monk, simbolo dell\u2019evoluzione del jazz moderno, restituita al mondo degli uomini con una grazia ed una classe rispettosa del modulo monkiano, traslata in una lingua dalle accentazioni meno ispide ed idiosincratiche, per quanto nella fase pianistica il corredo genetico del \u00abMonaco\u00bb rimane quasi intatto nei suoi filamenti genetici, dal canto suo, il soprano di Robin Verheyen, per nulla languido, aggiunge dei contrafforti giocosi, quasi ironici, tipici della filosofia di Thelonious; per contro, la conclusiva \u00abYesterdays\u00bb di Jerome Kern, rappresenta l\u2019altro estremo del jazz post-bellico alle prese con gli standard dell\u2019AmericanSongBook. La composizione di Kern, gi\u00e0 utilizzata in passato da Copland, diventa, nella prima parte, una lezione di pianismo di alta scuola, a cui il sax di Robin Verheyen fa da contrappunto con il placet dei controllori del ritmo: il bassista Drew Gress ed il batterista Mark Ferber. Due perfetti sodali per tutta la durata del concept, in cui la raffinatezza armonica, il tocco ed il controllo delle dinamiche ne rappresentano i punti salienti. Nelle tracce originali, il flusso delle idee \u00e8 sempre circolare e condiviso con particolare regolarit\u00e0 degli assoli, cos\u00ec come il compito di scrittura viene affrontato in maniera collegiale, quasi una sinergia di gruppo&nbsp;<em>inter pares<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abAll Thats Left\u00bb, a firma Copland,<\/strong>\u00a0si snoda per quasi dieci minuti attraverso una ventaglio di atmosfere cangianti innestate in un\u2019ambientazione che, a tratti, ricorda Brubeck, sia pur calato in una dimensione pi\u00f9 angolare ed accidentata sul piano armonico. Un esteso e fertile terreno di coltura, in cui i quattro soci, a rotazione, trovato ampio spazio e spunti molteplici per il loro assoli. \u00abLa title-track, \u00abDreaming\u00bb, scritta da Drew Gress, \u00e8 una ballata sotterranea e profonda, avvolta dal piano e dal sax in un involucro quasi cameristico e con un finale riservato al bassista-autore. \u00abLST\u00bb, composta da Copland, si sostanzia come un piacevole mid-range dal sapore vagamente retr\u00f2, insanguato di swing e dirottato verso lidi pi\u00f9 ardimentosi dal sax di Robin Verheyen. \u00abDestination Unknown\u00bb di Verheyen, introdotta dal piano, si solidifica come una moderna romanza, serpentina e flessuosa, in cui la melodia con uno strascico di spleen baudeleriano, sembra impiantarsi lentamente nelle meningi del fruitore come un piacevole stillicidio. \u00abPassing Through\u00bb ancora a firma Verheyen, si muove sulle medesime coordinate, ammanta da un\u2019aura intima e crepuscolare, una rapsodia lirica, in cui pianoforte e sassofono si scambiano promesse per l\u2019eternit\u00e0, alternandosi in un perfetto gioco delle parti. \u00abFigment\u00bb, un altro componimento scritto da Drew Gress, pur nella sua narrazione lenta ed introspettiva, mostra una progressione risoluta e segnata da ripetuti cambi di mood e di passo dettati dalla retroguardia ritmica, a sostegno della fitta trama cromatica tracciata dal pianoforte di Copland su carta millimetrata. \u00abDreamland\u00bb di Marc Copland \u00e8 un album di forte impatto emozionale, senza eccessi virtuosistici, giocato su una progressione rilassata, nonch\u00e9 distesa su un impianto ritmo-armonico ed una sequenza narrativa condivisa e coabitativa: pi\u00f9 che un\u2019attitudine, un marchio di fabbrica assai distintivo nel fragoroso caos del jazz contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Marc-Copland-Quartett2-1024x768-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2343\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Marc-Copland-Quartett2-1024x768-1.jpg 1024w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Marc-Copland-Quartett2-1024x768-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Marc-Copland-Quartett2-1024x768-1-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Marc Copland Quartet<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;la raffinatezza armonica, il tocco ed il controllo delle dinamiche rappresentano i punti salienti del concept. 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