{"id":1826,"date":"2024-07-17T13:34:00","date_gmt":"2024-07-17T13:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=1826"},"modified":"2024-07-21T21:47:32","modified_gmt":"2024-07-21T21:47:32","slug":"cerchiamo-dinquadrare-bene-i-toto-che-vedremo-a-umbria-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2024\/07\/17\/cerchiamo-dinquadrare-bene-i-toto-che-vedremo-a-umbria-jazz\/","title":{"rendered":"Cerchiamo d\u2019inquadrare bene i Toto che vedremo a Umbria Jazz"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I Toto nascono ufficialmente a Los Angeles nel 1976 con una formazione che comprendeva: Jeff Porcaro batteria, Steve Porcaro e David Paich tastiere, Steve Lukather chitarra, David Hungate basso, Bobby Kimball voce. A partire dal 1982 sono iniziati i distacchi, per motivazioni varie, da parte dei membri fondatori del gruppo, di cui \u00e8 rimasto solo Steve Lukather sostenuto dal fedele cantante Joseph Williams, il pi\u00f9 longevo tra i vari sostituti all\u2019interno della compagine, che oggi \u00e8 solo la splendida cover band di se stessa. Potremmo paragonare i Toto, ad esempio, ai Nomadi dove Beppe Carletti \u00e8 l\u2019unico superstite del nucleo originario. Da circa due anni e fra tante peripezie, i nuovi Toto hanno dato vita ad un estenuante tour mondiale che toccher\u00e0 l\u2019estate italiana con alcune date, tra cui quella del 17 luglio a Perugia in occasione di Umbria Jazz, il 22 luglio a Ostuni per il Locus Festival, il 23 luglio all\u2019Este music festival di Este ed al Lucca Summer Festival il 24 luglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La nuova formazione, oltre al ritrovato David Paich <\/strong>\u00e8 composta da Robert Searight\u00a0(batteria),\u00a0John Pierce\u00a0(basso) e\u00a0Warren Ham\u00a0(fiati e strumenti vari), nonch\u00e9 dal fedele vocalist Joseph Williams. Sul sito web ufficiale del gruppo Steve Lukather, afferma: \u00abC&#8217;\u00e8 un entusiasmo rinfrescante e ottimista nell&#8217;affrontare il futuro. Come membri di lunga data della band, Joe e io vogliamo essere in giro per continuare a mantenere viva l&#8217;eredit\u00e0 originale del gruppo, portando la musica ai nostri fan multigenerazionali. Nel 2023 \u00e8 stato davvero esaltante esibirsi davanti a quasi un milione di fan. E per il 2024, suoneremo in tutto il mondo davanti a un numero ancora maggiore di fan. Ho trascorso pi\u00f9 di quattro decenni e mezzo della mia vita a coltivare questa eredit\u00e0, consentendo alla nostra musica di esistere nell&#8217;ambito dei concerti dal vivo\u00bb. Joseph Williams aggiunge: \u00abLuke e io ne abbiamo passate tante. \u00c8 come un fratello per me. La nostra collaborazione creativa ha sempre arricchito le nostre vite. Quando guardiamo al futuro, non c&#8217;\u00e8 altro che il desiderio di concretizzare a tutto ci\u00f2 che abbiamo in mente. Non riesco a pensare a nessun altro con cui vorrei collaborare. \u00c8 da sempre un amico e un compagno di band leale e dotato da sempre&#8230; insieme siamo diventati i Dogz of Oz!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>I Toto hanno pubblicato quattordici album di studio<\/strong>, moltissimi dischi live, colonne sonore e dato alle stampe varie raccolte diluite nell\u2019arco di quattro decenni ad appannaggio dei nostalgici e dei nuovi adepti: difficile, per motivi di economia redazionale, analizzarli tutti, anche perch\u00e9 il loro successo nell\u2019airplay radiofonico, e finanche nelle discoteche italiane, resta legato solo ai primi album ed in particolare a \u00abToto IV\u00bb del 1982, che conteneva due tormentoni indimenticabili per noi ventenni dell\u2019epoca: \u00abAfrica\u00bb e \u00abRosanna\u00bb. A conti fatti Steve Lukather e compagni per noi italiani restano un fenomeno legato all\u2019arrembante decade degli anni Ottanta, anche se il giovane etere italiano, pullulante di centinaia di \u00abradio libere\u00bb, gi\u00e0 nel 1978 si era concesso molto al primo album dei Toto ed in particolare al succeso planetario di Hold The Line\u00bb. Ciononostante la critica aveva storto il naso considerandoli troppo commerciali, ruffiani nelle scelte musicali, freddi e studiati a tavolino, ma soprattutto un surrogato di altri gruppi o solisti americani di tipo AOR, come Boston, Chicago, Reo Speedwagon, Foreigner, Boz Scaggs, Seals and Crofts (nomi che oggi agli italiani dicono poco o nulla), nonch\u00e9 un condensato di vari stilemi \u00abrubacchiati\u00bb agli artisti e alle varie band con cui i singoli componenti del gruppo collaboravano o avevano lavorato in veste di turnisti di studio, tra cui Michael Jackson, Cher, Eric Clapton, Elton John e Steely Dan, solo per fare qualche nome noto alle cronache.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>I Toto giungeranno in Italia muovendosi sulla scia di un album live<\/strong>, \u00abWith a Little Help From My Friends\u00bb, uscito qualche anno addietro, riproponendo a cascata i loro brani pi\u00f9 conosciuti, tra cui i gi\u00e0 citati \u00abAfrica\u00bb, \u00abHold the Line\u00bb e \u00abRosanna\u00bb ed altri meno noti, quali \u00abGeorgy Porgy\u00bb, \u00ab99\u00bb, \u00abI\u2019ll Be Over You\u00bb, \u00abYou Are The Flower\u00bb, \u00abPamela\u00bb, \u00abRockmaker\u00bb e \u00abGirl Goodbye\u00bb, tutti provenienti dal loro songbook dei primi anni di attivit\u00e0, al fine di suscitare l\u2019effetto nostalgia negli attempati sostenitori. Anche il nuovo organico, guidato da Lukather alla chitarra e dal vocalist Joseph Williams, giocher\u00e0, come da tradizione, sulla fusione di generi musicali, sul ricercato intreccio strumentale, fiati e cori accattivanti esaltando la magia dei dettagli, tra frammenti di rock progressivo, morbido soul e accattivanti pattern ritmici. I Toto di oggi in fondo sono un surrogato di alcun regole d\u2019ingaggio fissate gi\u00e0 nel primo disco, caratterizzato dai trascinanti passaggi funkified della chitarra di Steve Lukather. L\u2019album omonimo \u00abToto\u00bb gett\u00f2 le basi di ci\u00f2 che la band sarebbe diventata e continuato ad essere negli anni. Come i successivi cinque dischi, la prima pubblicazione fu un\u2019opera complessa, il cui merito sta anche nella facilit\u00e0 di ascolto, nonostante schemi assai labirintici vengano eseguiti con tecniche sopraffine ed fluida padronanza acquisita nelle lunghe sessioni presso studi di registrazione di mezzo mondo. Si pensi, ad esempio all\u2019opener strumentale, \u00abChild\u2019s Anthem\u00bb, un un gioiello di rock progressivo da fare invidia ai gruppi inglesi. Nell\u2019album \u00abToto\u00bb si trova di tutto: rock, pop, jazz, soul, funk ed accenni alla disco-music allora dilagante, nonostante sia considerato dai compilatori di enciclopedie come uno dei migliori debutti della storia del rock. Negli anni a venire, al netto dei rimaneggiamenti nell\u2019organico, le regole d\u2019ingaggio sono mutate di poco. Fu proprio questo che non piaceva alla critica dell\u2019epoca, magari gli stessi che oggi li osannano, ossia quel non dare specifici punti di riferimento e non essere facilmente catalogabili, tanto che l\u2019album successivo \u00abHydra\u00bb venne completamente bocciato da numerosi giornalisti, anche italiani (qualche superstite dell\u2019epoca, oggi li acclama). \u00abHydra\u00bb fu alquanto condizionato dal singolo di lancio, \u00ab99\u00bb, che non possedeva il medesimo appeal di \u00abHold The Line\u00bb: era un omaggio alla protagonista femminile di un vecchio telefilm e in tanti non capirono, neppure le radio, il senso di una canzone con un ritornello che recitava \u00abOh, 99, I Love You\u00bb, cos\u00ec il singolo non oltrepass\u00f2 la soglia dei Top 40. L\u2019album divenne comunque disco d\u2019oro grazie al suo naturale slancio verso la perfezione sonora, ad un impianto strumentale impeccabile e all\u2019amore dei fans. Sebbene le canzoni, per quanto ben suonate, non fossero abbastanza distintive al punto da consolidare il successo ottenuto con l\u2019album di debutto. A posteriori, \u00abHydra\u00bb venne rivalutato e considerato un progetto brillante e ricco di spunti originali che, all\u2019epoca, rifletteva la coesione della band, spingendola a continuare su quel filone creativo che la maggior parte dei gruppi rock stava abbandonando in favore di qualcosa di pi\u00f9 immediato e redditizio. In fondo i Toto, i cui membri in quel periodo erano presenti nella maggior parte degli album che si producevano a Los Angeles e dintorni, apparivano pi\u00f9 interessati a perseguire una ricerca musicale che potesse caratterizzare il loro sound, ignorando quasi del tutto le richieste e le esigenze dei promoter, degli uffici stampa e dei programmatori radiofonici che suggerivano loro di fare brani a presa rapida e meno complessi strutturalmente ed armonicamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Lukather, Porcaro, Paich e compagni si riscattarono<\/strong>&nbsp;commercialmente, mettendo tutti d\u2019accordo, critici, media e sostenitori, con il gi\u00e0 citato album \u00abToto IV\u00bb, soprattutto i recensori di dischi dell\u2019epoca non poterono mettere in discussione l\u2019impeccabile produzione del gruppo, definendola algida e calcolata, mentre gli anni Ottanta stavano facendo emergere nuove esigenze a livello discografico, di qualit\u00e0 e di pulizia del suono. La musica dei Toto si sposava perfettamente con l\u2019evoluzione dei sistemi Hi-Fi: nelle loro produzioni ogni strumento appariva nitido, chiaro e alimentato da una vena di perfezionismo; la voce del frontman Bobby Kimball si sposava perfettamente con il soft-rock in voga in quagli anni, risultando piuttosto fluida e gradevole all\u2019orecchio del tipico ascoltatore delle radio FM (specie in USA); inoltre il batterista e il tastierista avevano dato prova di estrema abilit\u00e0 dal vivo, mentre l\u2019immarcescibile Steve Lukather riusciva a passare agilmente dalla disco-funk ad una ballata sotterranea e brunita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Tra i tanti album venuti dopo, merita di essere citato<\/strong>&nbsp;\u2013 vi consigliamo di cercarlo se non lo conoscete \u2013 \u00abToto XIV\u00bb, che il mantiene il cordone ombelicale legato alla tradizione segnando il ritorno dell\u2019attuale cantante Joe Williams, gi\u00e0 presente in \u00abFahrenheit\u00bb (1986) e \u00abThe Seventh One\u00bb (1988). Le armonie sono ben salde ed ancorate al costrutto ritmico, mentre l\u2019energico opener, \u00abRunning Out Of Time\u00bb, rimanda in modo inequivocabile alle produzioni precedenti; per contro la pastosa \u00ab21st Century Blues\u00bb ha un taglio pi\u00f9 jazzistico tanto da riportare alla mente le atmosfere di \u00abThe Nightfly\u00bb di Donald Fagen, caratterizzate da morbide intersezioni armoniche, synth lineari ed uno spirito funkiness senza fronzoli. \u00abThe Little Things\u00bb, una ballata rilassante e melodiosa, appare perfettamente studiata per conquistare un posto, senza sforzo, nelle tipiche programmazioni mainstream del drive-time radiofonico. \u00abChinatown\u00bb \u00e8 il brano che ricorda maggiormente il lavoro della band negli anni \u201980, trapuntato dalle efficaci staffette vocali da Steve Lukather a Joseph Williams e da progressioni pianistiche debordanti di armonie. L\u2019album si conclude con \u00abGreat Expectations\u00bb, un misto di rock e soul con venature country-folk eseguito con leggerezza. Un altro momento importante per i Toto furono i festeggiamenti in occasione dei primi vent\u2019anni di attivit\u00e0 (1977\/1997), da quali scatur\u00ec un album intitolato inevitabilmente \u00abXX\u00bb composto da inediti registrati in studio, unitamente ad alcune riprese live. Il disco, specie nell\u2019edizione in vinile, \u00e8 un bell\u2019oggetto destinato ai cultori del genere, forte di un ricercato artwork che ripercorre la carriera del gruppo con immagini e testi. In \u00abXX\u00bb, i Toto espongono in vetrina le loro molte facce evidenziando, al contempo, le caratteristiche di ciascun musicista che aveva preso parte all\u2019avventura fin dai primi passi sul mercato discografico. L\u2019immagine pi\u00f9 rock \u00e8 rappresentata da \u00abTale Of A Man\u00bb, un brano dal ritmo gravoso e dal riff potente, atmosfera riscontrabile anche in \u00abLivefields\u00bb che punta i riflettori soprattutto sulla vocalit\u00e0 Bobby Kimball. \u00abOn The Run\u00bb \u00e8 un altra delle punte d\u2019 eccellenza dell\u2019album, mentre i riff scarnificati fino all\u2019osso da Steve Lukather nell\u2019edizione originale di \u00abE Minor Shuffle\u00bb diventano un gioco d\u2019incastri in una versione molto pi\u00f9 jazzly presente nell\u2019album, magnificata dalle percussioni di Chris Trujillo e dal groove di Jeff Porcaro. Peccato che il suono, catturato al festival di Montreux, sia carente di dinamica. L\u2019opener \u00abGoin\u2019 Home\u00bb mostra il lato pi\u00f9 AOR della band e fu confezionato per essere una hit radiofonica. \u00abLast Night\u00bb avrebbe potuto diventare un classico dei Toto, come \u00abGeorgy Porgy\u00bb, ne avrebbe avuto tutte le carte in regola; quindi ci s\u2019imbatte in piccole divagazioni reggae come \u00abModern Eyes\u00bb, mentre \u00abLove Is A Man\u2019s World\u00bb mostra il loro spirito R&amp;B. Vanno segnalati tre brani dal vivo registrati in Sudafrica nel 1998, tra cui \u00abDave\u2019s Gone Skiing\u00bb, in cui il basso emerge prepotentemente rafforzando il lato jazzistico del gruppo, nonch\u00e9 una versione di \u00abAfrica\u00bb molto roots, farcita da percussioni e cori africani. Anche \u00abXX\u00bb manca per sua natura di coesione e di unit\u00e0 idiomatica. Quello dei Toto \u00e8 stato un vagare da uno stile all\u2019altro, da un modulo espressivo all\u2019altro, passando da componimenti leggerissimi a strutture con armonie complesse, ma imponendo sistematicamente al costrutto sonoro un esemplare professionalit\u00e0 esecutiva. Oggi gli uomini della squadra non sono pi\u00f9 gli stessi di un tempo, ma ci\u00f2 che sentiremo all\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia sar\u00e0 un tuffo nel passato, come se il tempo si fosse inesorabilmente fermato: personalmente cercher\u00f2 di trattenere le lacrime.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/toto-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1827\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/toto-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/toto-300x200.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/toto-768x512.jpg 768w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/toto.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ I Toto nascono ufficialmente a Los Angeles nel 1976 con una formazione che comprendeva: Jeff Porcaro batteria, Steve Porcaro e David Paich tastiere, Steve Lukather chitarra, David Hungate basso, Bobby Kimball voce. 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