{"id":1648,"date":"2024-02-19T13:49:37","date_gmt":"2024-02-19T13:49:37","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=1648"},"modified":"2024-02-29T13:50:37","modified_gmt":"2024-02-29T13:50:37","slug":"intervista-a-francesco-cataldo-verrina-in-occasione-delluscita-del-nuovo-libro-eric-dolphy-il-magnificatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2024\/02\/19\/intervista-a-francesco-cataldo-verrina-in-occasione-delluscita-del-nuovo-libro-eric-dolphy-il-magnificatore\/","title":{"rendered":"Intervista a Francesco Cataldo Verrina, in occasione dell\u2019uscita del nuovo libro \u00abEric Dolphy: il Magnificatore\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ogni nuovo libro di Francesco Cataldo Verrina rappresenta un una storia nella storia, un itinerario non prevedibile, specie se trattasi di una monografia, in cui si aprono scenari inediti sulla figura del personaggio in oggetto \u2013 in questo caso Eric Dolphy \u2013 che viene spesso ricontestualizzato ed analizzato con strumenti non convenzionali, offrendone una differente chiave di lettura ed evidenziandone talune zone d\u2019ombra o certi lati oscuri, sovente tralasciati dalla critica, vuoi per dimenticanza, vuoi per non conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Innanzitutto perch\u00e9 ha scelto questa definizione per Dolphy: il magnificatore?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R. Magnificatore \u00e8 colui che magnifica, esaltatore, decantatore, ma soprattutto chi apporta magniloquenza in un qualsiasi ambito del sapere e della conoscenza. Si pensi, ad esempio, ad una frase semplice e banale come \u00abacque pure e polveri meravigliose\u00bb che il D\u2019annunzio trasform\u00f2 in qualcosa di poetico: \u00abacque angelicali e polveri mirifiche\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D. Quindi per una questione estetica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Sai, \u00abMagnificatore\u00bb \u00e8 un termine poco usato in Italia, specie in riferimento ad una persona fisica, ma Eric Dolphy \u00e8 stato soprattutto questo: un artista capace di ingrandire e rendere speciale tutto lo scibile sonoro con cui veniva a contatto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D In ogni caso la carriera di Dolphy \u00e8 stata piuttosto in salita?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Certo, la parabola ascendente della sua breve vita terrena si \u00e8 consumata in un contesto ambientale e sociale accidentato e pieno di insidie, nonch\u00e9 esacerbato da una critica ostica e supponente che ne metteva costantemente in discussione l\u2019incessante lavoro di sperimentazione e di ricerca; soprattutto quel suo modo di suonare in maniera non convenzionale, in cui sembrava voler divorare le note, e mai ligio alle normative vigenti del dilagante bop che, dopo la rivoluzione operata da Parker, aveva vissuto di rendita per oltre quindici anni. Il jazz appariva fermo ed avvitato su s\u00e9 stesso, mentre, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, musicisti come Dolphy tentavano di rimodularne sia la sintassi che le regole d\u2019ingaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Va detto, per\u00f2, che i pareri su Dolphy siano sempre stati contrastanti. Non so se lei sia d\u2019accordo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Nell\u2019arco di pochi anni Dolphy divenne un ingranaggio importante nella produzione di alcuni jazzisti che vedevano oltre l\u2019orizzonte di una ripetitivit\u00e0 manieristica, una comoda \u00abnormalit\u00e0\u00bb o certe posizioni acquisite, ma che come lui erano animati da un perforante desiderio di cambiamento. Per contro, molti colleghi avevano il timore di suonare con lui; tanti, come lo stesso Miles Davis, ne criticarono l\u2019operato; altri invece ne intercettarono le potenzialit\u00e0, ne compresero il talento e ne trassero vantaggi accogliendolo nel loro team di lavoro come sideman, arrangiatore o co-leader. Tra questi, John Coltrane che ne intu\u00ec le potenzialit\u00e0 rimanendo perfino influenzato da quel metodo compositivo ed esecutivo del tutto inedito e non conforme al vernacolo tradizionale. Le parole di Trane sono alquanto eloquenti: \u00abEric si trovava a New York, dove il mio gruppo stava lavorando, e aveva voglia di suonare. Cos\u00ec gli ho detto di unirsi a noi e lui l\u2019ha fatto, trasformandoci tutti. Fino a quel momento mi ero sentito a mio agio con un quartetto, ma lui \u00e8 arrivato ed \u00e8 stato come avere un altro membro della famiglia. Aveva trovato un altro modo per esprimere la stessa cosa che noi stavamo cercando di fare in modo diverso\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Anche Mingus, sin dall\u2019inizio, gli diede molta fiducia, forse pi\u00f9 di chiunque altro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Verissimo! Charles Mingus, per lungo tempo, ne fece il suo alter ego imponendolo come uomo di punta in alcuni capolavori discografici ad imperitura memoria. Con Mingus, Dolphy fu partner perfetto e suggeritore, capace di compensare spesso le carenze di altri componenti del line-up.A proposito di \u00abMeditations On Integration\u00bb, capolavoro del genio di Nogales, contenuto in \u00abCharles<\/em>&nbsp;<em>Mingus: More Than A Fake Book\u00bb, il contrabbassista racconta: \u00abNel nostro tour europeo del 1964 la gente non ha mai sentito \u00abMeditations\u00bb nel modo in cui doveva essere eseguita con una tromba (\u2026) La maggior parte della melodia fu lasciata fuori perch\u00e9 Johnny Coles svenne sul palco all\u2019inizio del tour. Non me ne sono nemmeno reso conto, non me ne accorsi finch\u00e9 Eric Dolphy continu\u00f2 a suonare, richiamando la mia attenzione sul fatto che qualcosa non andava\u00bb. Lo stesso Mingus raccont\u00f2 che questa canzone \u00abnacque da un articolo di giornale che Eric Dolphy lesse, in cui si descrivevano le condizioni del Sud<\/em><em>,<\/em><em>&nbsp;compreso il fatto che le persone venivano separate in prigioni costruite specialmente per quelli di pelle pi\u00f9 scura, con filo spinato e recinzioni elettriche (\u2026) Non avevano ancora forni e rubinetti a gas, ma avevano recinzioni elettriche. Cos\u00ec ho scritto quel pezzo\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Ci fu anche una certa stampa che si mostr\u00f2 alquanto ostica nei confronti di Eric Dolphy. Esiste una motivazione ben precisa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Purtroppo Dolphy venne maltrattato in vita dalla stampa e da taluni scribacchini, per ovvia miopia e scarsa lungimiranza, ma rivalutato post-mortem con tutti gli onori, perfino con una serie di riconoscimenti ufficiali. Il motivo vero \u00e8 che fosse troppo avanti rispetto a quanti avevano un visione del jazz ristretta e conservativa. Nonostante l\u2019esigua produzione discografica, solo sette album in studio, molti live, tanti pubblicati dopo la sua morte, il polistrumentista californiano si \u00e8 trasformato nel corso dei decenni in un\u2019icona, nonch\u00e9 in un polo magnetico di attrazione per le avanguardie tout-court fino ai nostri giorni. Riconosciuto come uno dei pi\u00f9 geniali innovatori in ambito post-bop, ha finito per diventare una sorta di indicatore di marcia per i dirottatori e per i propugnatori del jazz free-form, pur avendo rispettato sempre la \u00abregola\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Neppure la fortuna fu troppo dalla sua parte, almeno in vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Quantunque abbia lasciato orme indelebili sul cammino del jazz moderno, venne strappato al mondo degli uomini prima che potesse dare il meglio di s\u00e9. Nella sua \u00abBiographical Encyclopedia Of Jazz\u00bb, Leonard Feather cita Mingus che si complimenta con Dolphy e dice: \u00abEric conosceva quel livello di linguaggio a cui pochi musicisti potevano arrivare\u00bb. Per un beffardo gioco del destino, dopo aver registrato il suo disco pi\u00f9 famoso, \u00abOut To Lunch\u00bb, il musicista losangelino rilasci\u00f2 questa dichiarazione riportata sulla copertina: \u00abI\u2019m on my way to Europe. Why? Because I can get more work there, playing my own music, and because if you try to do anything different in this country, people put you down for it\u00bb (Sto andando in Europa. Perch\u00e9? Perch\u00e9 l\u00e0 posso ottenere pi\u00f9 lavoro suonando la mia musica, soprattutto perch\u00e9 se tu cerchi di fare qualcosa di diverso in questo nostro Paese, la gente ti rende la vita difficile).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Qualcuno ritiene che in tutto questo ci fosse uno strano presagio. Mingus era piuttosto superstizioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Quello di Dolphy fu un biglietto di sola andata. Nonostante sulla copertina dello stesso album, all\u2019interno di un misterioso orologio a sette lancette posto in primo piano ci fosse la scritta \u00abWill be back\u00bb. Eric non fece mai pi\u00f9 ritorno in patria. Anche in questo saluto, pi\u00f9 simile ad un battibecco finale tra Mingus e Dolphy, prima del distacco, potrebbe esserci un presagio. Rivolgendosi all\u2019amico Eric, mentre si chiede per quanto tempo egli sarebbe rimasto in Europa, il contrabbassista domanda: \u00abC\u2019\u00e8 stata forse una lite tra le nostre mamme prima ancora che nascessimo?\u00bb. Dal canto suo Dolphy borbotta: \u00abMi mancher\u00e0 il tuo culo\u00bb. Era una metafora, perch\u00e9 il genio di Nogales, spesso gli girava le spalle, ma era un segnale prestabilito, che poteva significare cambio di ritmo o indicare il passaggio di consegne ad altro solista. Mingus, specie sul palco, dirigeva i suoi musicisti agitandosi continuamente. Esisteva un codice verbale fatto di grugniti ed uno gestuale basato su strane movenze. Il burbero contrabbassista diceva spesso: \u00abMi fa male il collo a furia di oscillare o di girarmi da una parte e dall\u2019altra\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Fortuna, presagi o congetture, ma lei ne traccia un profilo piuttosto solido ed a mio avviso incontestabile, specie sul piano tecnico-strumentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Al netto delle congiunture, delle congetture, delle fatalit\u00e0 e delle coincidenze, non si pu\u00f2 proprio affermare che Dolphy abbia avuto una vita facile e che la fortuna sia stata molto spesso dalla sua<\/em>&nbsp;<em>parte. Nelle pagine di questo libro ho cercato di portare in superficie gli elementi di unicit\u00e0 pi\u00f9 caratterizzanti dell\u2019opera dolphyana, attraverso un\u2019analisi della sua discografia, tentando di cogliere quel tangibile contributo di innovazione progettuale che lo ha reso uno degli strumentisti-compositori pi\u00f9 studiati e stimati, ma soprattutto uno dei pi\u00f9 rilevanti \u00abriformatori\u00bb della sintassi jazzistica e della storia della musica improvvisata del Novecento. Oggi, ex-post, nonostante le Parche abbiano pensato di reciderne il filo della vita a soli trentasei anni, Eric Dolphy si staglia maestoso come un gigante in mezzo ad una miriade di figure, alcune diafane ed altre sbiadite, sia pure importanti, longeve e con interminabili discografie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le indicazioni dell\u2019autore sono state alquanto esaurienti, dunque vi invito a leggere libro. \u00abEric Dolphy: il Magnificatore\u00bb \u00e8 certamente il modo migliore per ampliare il vostro spettro conoscitivo rispetto a un personaggio rilevante della storia del jazz moderno. Sul mercato non esiste nulla di simile, almeno con questa tipologia d\u2019impostazione narrativa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"816\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Verrina_Libro_Dolphy-816x1024-1.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-1650\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Verrina_Libro_Dolphy-816x1024-1.webp 816w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Verrina_Libro_Dolphy-816x1024-1-239x300.webp 239w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Verrina_Libro_Dolphy-816x1024-1-768x964.webp 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 816px) 100vw, 816px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Francesco Cataldo Verrina<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni nuovo libro di Francesco Cataldo Verrina rappresenta un una storia nella storia, un itinerario non prevedibile, specie se trattasi di una monografia, in cui si aprono scenari inediti sulla figura del personaggio in oggetto \u2013 in questo caso Eric Dolphy \u2013 che viene spesso ricontestualizzato ed analizzato con strumenti non convenzionali, offrendone una differente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1649,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pagelayer_contact_templates":[],"_pagelayer_content":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[5,6,13,8,20,9],"tags":[],"class_list":["post-1648","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-libri-jazz","category-musica","category-recensione-libri","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/LIBRO_DolphyX.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1648","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1648"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1651,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1648\/revisions\/1651"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1649"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}