{"id":1502,"date":"2023-12-14T19:46:03","date_gmt":"2023-12-14T19:46:03","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=1502"},"modified":"2023-12-25T19:48:17","modified_gmt":"2023-12-25T19:48:17","slug":"alexandre-cerda-belda-con-rinton-music-unesperienza-percettiva-che-oltrepassa-la-fruizione-aurale-divenendo-polisensoriale-ed-olistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/12\/14\/alexandre-cerda-belda-con-rinton-music-unesperienza-percettiva-che-oltrepassa-la-fruizione-aurale-divenendo-polisensoriale-ed-olistica\/","title":{"rendered":"Alexandre Cerd\u00e0 Belda con \u00abRint\u2019on-Music\u00bb, un\u2019esperienza percettiva che oltrepassa la fruizione aurale divenendo polisensoriale ed olistica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abRint\u2019on-Music\u00bb di Alexandre Cerd\u00e0 Belda \u00e8 un racconto immaginifico scritto dalla musica e suonato dalle parole, un costrutto ritmico-armonico prepotentemente lirico che si specchia costantemente nell\u2019arte dei sentimenti e nelle tante sfumature di colore che albergano nell\u2019animo e nella mente degli uomini<\/strong><\/em><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La tuba, che ci riporta alla mente New Orleans o il Dixieland, \u00e8 strumento poco usato nel jazz moderno, specie nei piccoli ensemble: Charles Mingus lo amava, cos\u00ec come adorava il clarinetto basso di Eric Dolphy, altro strumento poco consueto nel bop del dopoguerra. Se aggiungiamo anche il fatto che Alexandre Cerd\u00e0 Belda usi il serpentone, ogni valutazione potrebbe disperdersi in molteplici rivoli, nonostante il jazz contemporaneo non metta limiti alla provvidenza aprendosi alle tante suggestioni dello scibile sonoro. Ascoltando \u00abRint\u2019on-Music\u00bb, il fruitore si trova di fronte ad un\u2019opera imponente nell\u2019impianto costruttivo, frutto di una multidisciplinariet\u00e0 espansiva che dal jazz si sposta nell\u2019empireo di un classicismo non ostentato, perfettamente adattivo ai tempi e arricchito da una non comune vena poetica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Alexandre Cerd\u00e0 Belda \u00e8 un artista circolare e poliedrico<\/strong>&nbsp;con un background accademico, una preparazione jazzistica di alto profilo, nonch\u00e9 un abile narratore in versi dell\u2019esistenza terrena. Le composizioni descrivono i moti dell\u2019animo umano e le contraddizioni del vivere, mentre la musica diventa un involucro ideale per le una serie di narrazioni quasi teatrali che fuoriescono dalle pieghe dell\u2019album con la stessa congruit\u00e0 di uno strumento, oltre che con la qualit\u00e0 di un valore aggiunto al progetto. Alexandre Cerd\u00e0 Belda suona, ma non canta, per contro racconta con parole intrise di sentimento e pathos stati d\u2019animo complessi che sembrano lo specchio fedele del suo concept sonoro fatto di partiture evolute e di arrangiamenti ariosi ed aperti ad accogliere una fitta gamma di cromatismi esposti con finezza e garbo da coloro che collaborano ai suoi progetti, nello specifico: Marco Fiorenzano al piano, Umberto Lepore al contrabbasso, Stefano Costanzo alla batteria e Santa Nappa, Simona Pirolli, Tiziana Muscariello, Riccardo Colicchio e Vittorio Falanga ai cori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>In \u00abRint\u2019on-Music\u00bb, registrato e masterizzato al Godfather Studio<\/strong>&nbsp;di Massimiliano Pone, e pubblicato da Aulicus Classics, la tuba ed il serpentone assumono il ruolo di io-narrante condividendo il proscenio con il racconto parlato. Si ha come l\u2019impressione che Cerd\u00e0 Belda stia suonando tre strumenti, in cui l\u2019amalgama \u00e8 perfetto, mentre il pianoforte ne incornicia lo sviluppo tematico con una progressione armonica avvolgente, sostenuto dalla retroguardia ritmica, che garantisce al flusso sonoro di non deragliare, soprattutto basso e batteria accompagnano lo speech di Alexandre, quasi a voler dettare le pause ed i tempi del respiro; dal canto loro, i coristi fungono spesso da abbellimento e da collante. Il sincretismo politematico rende il concept seduttivo ed ipnotico, specie nell\u2019alternanza delle tre lingue: italiano, spagnolo e napoletano in cui la narrazione parlata non insegue sovrastrutture o espedienti attorali, ma risulta sorgiva e spontanea. Perfino l\u2019art work di Amparo Pinter, ispirata all\u2019opera \u00abEnso\u00f1acion\u00bb, alimenta un\u2019esperienza percettiva che oltrepassa la fruizione aurale divenendo polisensoriale ed olistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Siamo alle prese con un suggestivo connubio tra costrutto musicale e poesia.<\/strong>&nbsp;Il disco \u00e8, infatti, organizzato in maniera tale che ad ogni composizione sonora corrisponda un componimento poetico a tema. L\u2019opener, \u00abRaining\u00bb, introdotto da contrabbasso, quasi a voler creare un aura di mistero, diventa il tappeto ideale per l\u2019inserto recitativo, dapprima in spagnolo e in italiano poi, mantiene fede al doppio titolo dell\u2019introspezione in versi: \u00abA Veces\u00bb \/ \u00abA Volte\u00bb. Serpentone e basso intessono una trama sonora sospesa ed sognante, locupletata dal lavoro delicato e filante del pianoforte. A seguire, \u00abLunare\u00bb,&nbsp;<em>nomen omen<\/em>, l\u2019ambientazione siderale e siderurgica sviluppata dal sinth, crea un habiat alieno puntellato dalle fluorescenze sonore della tuba che sembrano quasi surreali e fortemente adattive alle parole di \u00abComo El Polvo\u00bb\/\u00abCome la polvere\u00bb, quasi anfratti selenitici che emettono polvere cosmica e frammenti di vita proveniente da un remoto altrove. \u00abVorrei volare verso di te\u00bb, annunciata dal piano, mostra le sembianze di una ballata che si introietta in cumulo di pensieri forti di uno&nbsp;<em>sturm und drang<\/em>&nbsp;di sentimenti che zampillano dalle calde volute sonore della tuba e narrate dai versi di \u00abQuerria\u00bb\/ \u00abVorrei\u00bb, mentre il piano esplode in crescendo quasi wagneriano. \u00abQuello che non riesco a dirti\u00bb s\u2019inerpica su impalcatura di solida consistenza jazzistica, dove perfino il contributo poetico \u00abImmagino\u00bb\/Immagino\u00bb sembrerebbe adottare una modulazione vocale di madre lingua jazz. \u00abDolce Nenia\u00bb \u00e8 un viaggio sospeso tra luce e tenebre, tra mare e cielo, terre lontane e universi da scoprire, mentre la tuba diventa meditativa e foriera di una melodia che sembra provenire dalle viscere di una terra lontana, quasi un segnale di approdo dopo tanto peregrinare, a cui l\u2019apporto poetico di \u00abTierra Prometida\u00bb\/\u00abTerra Promessa\u00bb fa da sostegno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abE\u2019 figlie\u00bb si muone su un impianto ritmico-armonico molto terreno,<\/strong>&nbsp;quai metropolitano, dove l\u2019amore filiale e l\u2019amore paterno s\u2019incontrano in un sinergico interplay, non dissimile a quello fra tuba e sezione ritmica, dove l\u2019idioma partenopeo sembra quasi un festoso omaggio al tamburellare dell\u2019ensemble che si esalta nel fraseggio vocale di \u00abLas Hijas\u00bb\/\u00abE\u2019Figlie\u00bb. Recuerdo\u00bb si sostanzia come un componimento bivalente che emana inizialmente una piacevole malinconia, la quale si dirada progressivamente al cambio di mood, alimentata da una melodia a presa rapida e intrisa di una&nbsp;<em>saudade<\/em>&nbsp;mediterranea ricamata da tenui languori nostalgici e parole bagnate nel miele millefiori, ma soprattutto pronunciate per ingannare il tempo prima di un congiungimento, come descritto dal contenuto poetico di \u00abEspera\u00bb\/\u00abAttesa\u00bb. In \u00abMutuo\u00bb \u00e8 il pianoforte ad introdurre un tema dall\u2019aura crepuscolare, mentre la tuba scivola su un tappeto di emozioni fatte di tormenti che diventano sempre pi\u00f9 avvolgenti, incalzate da un crescendo percussivo e puntellate da un saltellante walking di basso che consente alle metriche di \u00abUno\u00bb\/\u00bbUno\u00bb di decollare ad altezza umana. La coralit\u00e0 dell\u2019atto conclusivo, \u00abTemps\u00bb, rappresenta il sigillo regale su un\u2019opera magniloquente che incontra l\u2019energia propulsiva di un\u2019apoteosi sonora che si avviluppa a spirale sui versi di \u00abSonido\u00bb\/\u00abSuono\u00bb. \u00abRint\u2019on-Music\u00bb di Alexandre Cerd\u00e0 Belda \u00e8 un racconto immaginifico scritto dalla musica e suonato dalle parole, un costrutto ritmico-armonico prepotentemente lirico che si specchia costantemente nell\u2019arte dei sentimenti e nelle tante sfumature di colore che albergano nell\u2019animo e nella mente degli uomini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"990\" height=\"542\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alexandre_cerdabelda.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1503\" srcset=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alexandre_cerdabelda.jpg 990w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alexandre_cerdabelda-300x164.jpg 300w, https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alexandre_cerdabelda-768x420.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 990px) 100vw, 990px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Alexandre Cerda Belda<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRint\u2019on-Music\u00bb di Alexandre Cerd\u00e0 Belda \u00e8 un racconto immaginifico scritto dalla musica e suonato dalle parole, un costrutto ritmico-armonico prepotentemente lirico che si specchia costantemente nell\u2019arte dei sentimenti e nelle tante sfumature di colore che albergano nell\u2019animo e nella mente degli uomini. \/\/ di Francesco cataldo Verrina \/\/ La tuba, che ci riporta alla mente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1504,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pagelayer_contact_templates":[],"_pagelayer_content":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16,15,12,6,8,7],"tags":[],"class_list":["post-1502","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriale","category-eventi","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/AlexandreCerdaBelda_Cover.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1502","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1502"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1502\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1505,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1502\/revisions\/1505"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1504"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}