{"id":1316,"date":"2023-10-30T07:30:09","date_gmt":"2023-10-30T07:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/verrina.it\/wp\/?p=1316"},"modified":"2023-10-30T07:30:12","modified_gmt":"2023-10-30T07:30:12","slug":"il-free-jazz-raccontato-nel-nuovo-libro-di-francesco-cataldo-verrina-free-jazz-dischi-anarchia-liberta-intervista-di-guido-michelone-allautore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/verrina.it\/wp\/2023\/10\/30\/il-free-jazz-raccontato-nel-nuovo-libro-di-francesco-cataldo-verrina-free-jazz-dischi-anarchia-liberta-intervista-di-guido-michelone-allautore\/","title":{"rendered":"Il Free Jazz raccontato nel nuovo libro di Francesco Cataldo Verrina, \u00abFREE JAZZ: Dischi, Anarchia &amp; Libert\u00e0\u00bb. Intervista di Guido Michelone all\u2019autore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00c8 da poco uscito il nuovo libro del nostro illustre collega, un poderoso che in 384 fitte pagine sviscera un argomento per molti ancora ostico o persino ostile: il Free Jazz. Ma la tenacia con cui l\u2019Autore porta avanti le proprie giuste idee non pu\u00f2 non incuriosire o addirittura convincere i pi\u00f9 refrattari jazzofili non solo della bont\u00e0 di quest\u2019opera saggistica ma anche dell\u2019oggettivo valore artistico di un capitolo fondamentale nella storia della comunit\u00e0 e della musica africano-americana, come egli stesso spiega in quest\u2019inedito dialogo tra due sostenitori del Free Jazz di Ornette Coleman, Archie Shepp, Albert Ayler, Pharoah Sanders, Cecil Taylor, John Coltrane, Don Cherry, Gato Barbieri e tanti altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Partiamo dal titolo: hai scelto giustamente l\u2019espressione FREE JAZZ: ma cosa ne pensi degli altri modi con cui in America e in Europa hanno chiamato questa musica? Ad esempio New Thing, Avant Garde, jazz atonale, jazz sperimentale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Le definizioni servono solo agli enciclopedisti e non hanno alcun valore pratico, specie sotto il profilo strumentale e sonoro. Si parla di musica non di cruciverba. Come chiarimento, nel libro ci sono una trentina di pagine in cui si piega la differenza tra free jazz e avanguardia. Fenomeni come gli Art Ensemble Of Chicago sono avanguardia a prescindere, anche dal punto di vista estetico-formale. In sintesi avanguardia \u00e8 tutto ci\u00f2 che si pone su un orizzonte nuovo rispetto ad un vissuto precedente: Charlie Parker \u00e8 avanguardia rispetto a Louis Armstrong, ma non \u00e8 free jazz, cos\u00ec come possono essere sperimentali tutti i jazzisti animati da un perenne mutatis mutandis, non necessariamente free. Il termine New Thing non \u00e8 assolutamente sinonimo di free jazz, ma assume delle connotazioni politiche localizzate in un certo ambito sociale, soprattutto legate al movimento per i diritti civili e alle lotte degli africano-americani sostenute da un certo numero di artisti, direttamente coinvolti nei vari movimenti come Archie Shepp. Ad esempio, Ornette e Trane non hanno mai manifestato interesse per la politica, al massimo di solidariet\u00e0 nei confronti dei \u00abfratelli neri\u00bb. Il termine free jazz si usa per comodit\u00e0 e nasce dal titolo di un disco di Ornette Coleman, \u00abFree Jazz\u201d, il quale ebbe subito fortuna, forse perch\u00e9 sintetizzava meglio di altre locuzioni l\u2019idea di questa forma musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Rimaniamo sempre sul titolo., o meglio sul sottotitolo: tre parole chiave per comprendere la struttura e il senso del libro. Cominciamo dalla prima: dischi. Ritieni che lo studio della discografia sia l\u2019unica via percorribile per lo studio e la conoscenza della jazz e della sua storia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Esistono approcci differenti alla materia. Lo studio della discografica \u00e8 fondamentale ma non \u00e8 l\u2019unica via percorribile, per quanto imprescindibile. Nel caso del mio libro ho analizzato anche i fenomeni connessi, l\u2019evoluzione del bop, la beat generation, l\u2019arrivo della cultura antagonista ed il travaso del popolo del rock nel jazz, per evidenti affinit\u00e0 elettive e per quel comune senso di intolleranza e di insofferenza verso il potere ed il sistema tout-court. Alcuni artisti, dai precursori agli attuatori ed i loro dischi costituisco una sorta di ossatura che regge l\u2019intera narrazione. Non si pu\u00f2 essere studiosi, scrittori o critici letterari o cinematografici senza conoscere i libri o i film, ma in Italia, a proposito di jazz, spesso si ragiona all\u2019ingrosso e si tralasciano i dettagli secondo il detto \u00abin medio stat virtus\u00bb, che spesso finisce per diventare \u00abin mediocritas stat virtus\u00bb, la non trattazione e la poca conoscenza delle discografie, se non per salti quantici, nel nostro paese costituisce un annoso problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Anarchia, la seconda parola del sottotitolo, sembra annunciare una tua visione ben precisa, ponendo il free jazz in una dimensione sia politica sia artistico-musicale dove sembra realizzarsi un\u2019utopia da molti ricercata proprio nella migliore stagione del free (gli anni \u201960). Vuoi precisare meglio questo tuo assunto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Come ho avuto modo di spiegare ampiamente nel libro, il termine anarchia \u00e8 riferito soprattutto al completo svincolo dal sistema armonico tradizionale, a forme espanse di costruzione sonora oltre quelli che erano i tempi del classico formato a canzone ad un concetto d\u2019improvvisazione tutt\u2019altro che canonica. Il fatto che il free jazz abbia avuto il massimo sviluppo durante una stagione politica piuttosto caotica e movimentata \u2013 l\u2019ho gi\u00e0 chiarito prima parlando di New Thing \u2013 \u00e8 del tutto casuale e marginale. Ci\u00f2 non significa che il jazz (libero o mainstream) di quegli anni non appoggiasse la causa dei neri, Malcom X o Martin Luther King, ma non furono i movimenti di protesta a dettare le strutture ritmico-armoniche o le regole d\u2019ingaggio adottate dal free-jazz. Ho tentato perfino di chiarire che nel free jazz, come nel jazz in genere, non esista un\u2019improvvisazione davvero improvvisata, un pensiero oltretutto condiviso con il musicologo Gianni Morelenbaum Gualberto durante uno scambio di opinioni avuto con lui e posto in appendice al libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Collegata ad anarchia c\u2019\u00e8 forse anche la parola libert\u00e0, anche se nell\u2019America bianca essa acquista spesso significati opposti: basti pensare al concetto di libert\u00e0 per la destra statunitense gi\u00e0 allora (ad esempio far la guerra in Vietnam per portare la libert\u00e0 ai vietnamiti a prescindere dalla loro volont\u00e0). In che senso tu rapporti alla libert\u00e0 al free e anche pi\u00f9 in generale al jazz medesimo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Il jazz \u00e8 l\u2019essenza stessa della libert\u00e0. Esso nasce all\u2019interno di un melting-pot di razze, in cui predominavano gli africano-americani, ma comunque gli ultimi della scala sociale, in un\u2019America plutocratica e separatista. Il jazz \u00e8 fin da dagli albori l\u2019antitesi sonora al mondo dei WASP, dei benpensanti, dei conservatori e dei reazionari, facendosi strada con la sua sfrontatezza, il non rispetto della sintassi sonora eurodotta, la sua corporalit\u00e0, la sua istigazione a balli e movenze quasi tribali. Con l\u2019arrivo del bebop il jazz fa un salto in avanti: si passa dall\u2019estetica del movimento, dalla fisicit\u00e0 al pensiero. I boppers cercano una loro dimensione intellettuale, tentando di svincolarsi dal potere contenitivo dei bianchi, e sono soprattutto i musicisti di colore, amatissimi dai poeti della beat generation, a dettare le regole del gioco. Il free jazz \u00e8 un continuum del percorso iniziato nell\u2019immediato dopoguerra. Per quanto posa sembrare strano, il free jazz fu pi\u00f9 una rivoluzione verso l\u2019interno che non verso l\u2019esterno. Quando Ornette Coleman si present\u00f2 al Five Spot con il suo sassofono di plastica non intendeva mettere in discussione l\u2019apparato politico euro-settentrionale o quello USA, ma solo il sistema accordale e la classica compliance tra armonia e melodia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Free Jazz vuol letteralmente dire \u2018jazz libero\u2019, ma ricordo un articolo su Musica Jazz negli anni Settanta il cui titolo era \u00abFree jazz non poi tanto libero\u00bb in cui l\u2019autore metteva giustamente in risalto le ascendenze blues nei dischi di Ornette Coleman, Archie Shepp, John Coltrane.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Non so chi sia stato il genio della lampada in questo caso, ma mi sembra un\u2019affermazione alquanto banale. Non esiste alcuna forma di espressione jazzistica che possa prescindere dalla scale di blues e dalla cosiddette blue notes. Il nodo gordiano si scioglie nel momento in cui si capisce che cosa sia realmente il free jazz, che non \u00e8 il demonio, il caos primordiale, un rito apotropaico o un orgia dionisiaca, ma \u00e8 solamente una rivoluzione armonica: detto in soldoni melodia ed armonia non agiscono pi\u00f9 secondo i dettami del sistema tonale euro-dotto. Ad abundantiam, il free jazz \u00e8 un\u2019evoluzione del post-bop modale, il cui il metodo armonico europeo era stato gi\u00e0 soppiantato dall\u2019uso di sistemi accordali praticati nelle musiche antiche o nelle culture altre (quelle che spesso vengono definite primitive). Una delle caratteristiche preponderanti del free jazz \u00e8 proprio il terzomondismo, non solo politico, ma anche ritmico-armonico. Nello specifico la Grande Madre Africa diviene il punto di riferimento di molti musicisti. Ricordiamo ad esempio Don Cherry o Pharoah Sanders. Nel momento di massima divulgazione e di virulenza espressiva dei fenomeni nell\u2019ambito del free jazz cominciarono a confluire molti artisti africani, orientali e di cultura ispanico-latina. Un outsider argentino come Gato barbieri, negli anni Settanta, divenne una delle punte d\u2019eccellenza del genere free.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong><\/em>&nbsp;<em>Cosa pensi di chi vuol fare risalire le origini del Free non tanto da uno sviluppo dell\u2019hard bop nero, quanto alle ricerche di precursori bianchi come Lennie Tristano con \u00abDigression<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;(1948) o Shelly Manne con \u00abMinor Apprehension<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;(1959) e \u00abUn Poco Loco<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;(1956); per non parlare del trio Giuffre-Bley-Swallow (tra il \u201960 e il \u201961) o degli europei Giorgio Gaslini e Joe Harriott?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Diciamo che il Free Jazz non \u00e8 un evoluzione del bop nero, ma un\u2019implosione. Come ho spiegato prima, non \u00e8 una rivoluzione verso l\u2019esterno, ma verso l\u2019interno. Questo \u00e8 un dettaglio che a volte sfugge. Ornette Coleman non contestava il Codex Purureus Rossanensis ma le dinamiche tipiche del bebop di fine anni Cinquanta e il rapporto parentale tra armonia e melodia. Tristano \u00e8 stato un musicista atipico, geniale e inquieto per i suoi tempi, ma sterile, non avendo prodotto una figliolanza artistica o un seguito. Molti dei suoi iniziali collaboratori, come Lee Konitz finirono per contestarlo. Tristano riteneva inutile l\u2019uso della batteria (strumento basilare nel free). Nello specifico \u00abDigression<strong>\u00bb<\/strong>, per quanto avanti, \u00e8 un lavoro basato su una libera improvvisazione (improvvisazione libera non significa free jazz), ma, per contro, tale flusso improvvisativo \u00e8 innestato su una struttura armonica ed un tempo prestabilito e preimpostato, in cui non c\u2019\u00e8 discordanza tra melodia e sistema accordale. Il tutto si regge sul classico contrappunto fra le parti che era la caratteristica del pianista italo-americano, il quale non usava il modale o accordi della scala Lydia, per esempio. Shelly Manne \u00e8 stato un innovatore dal punto di vista ritmico, nell\u2019uso della batteria, dell\u2019ampliamento del kit e del suo posizionamento. In riferimento a \u00abPoco Loco<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;del 1956, parliamo di innovazione del kit rimico e di improvvisazione libera: Shelly Manne suona su una batteria a quattro elementi con un tamburello posizionato sul floor tom; nella mano destra stringe un pennello\/bacchetta, mentre la mano sinistra \u00e8 libera e la usa come un conguero. Nella parte improvvisata Charlie Mariano contralto, Stu Williamson tromba, Russ Freeman pianoforte e Leroy Vinegar basso suonano contro tempo (o fuori tempo) rispetto a Manne, che sembrerebbe andare per i fatti suoi (pare che la casa discografica non abbia pagato il fonico, considerando la registrazione sbagliata). Decisamente poco per definirlo un precursore del free jazz. Se cos\u00ec fosse, dovremmo dire che l\u2019inventore del free, ritmicamente parlando, sia stato Max Roach. \u00abSomething Else!!!!<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;di Ornette Coleman, gi\u00e0 impostato su concetto di armolodia era uscito nel 1958 e poi perfezionato con \u00abThe Shape Of Jazz To Come<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;registrato nel maggio del 1959. Ribadisco: avanguardia non \u00e8 sempre sinonimo di free jazz. In merito al trio Giuffre-Bley-Swallow, che nei primi Sessanta produsse dischi free, nulla di ante-litteram, stavano solo seguendo il flusso della corrente o la moda del momento. Gli europei Giorgio Gaslini (spesso votato a commistioni sonore surreali, ibridi di risonanza, direbbe il chimico, ed a forme associative di terza corrente) e Joe Harriott sono stati degli innovatori e degli sperimentatori tout-court, e sarebbero stati avanguardia perfino se il free jazz non fosse mai esistito. In sintesi credo che talune affermazioni siano solo dei tentativi dei \u00abperdenti<strong>\u00bb<\/strong>&nbsp;eurocentrici, tesi ad esaltare i musicisti bianchi ed a sminuire l\u2019importanza degli africano-americani defraudandone il giacimento creativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Michelone)<\/strong>&nbsp;Infine ai molti jazzofili che non vogliono sentir parlare di Free, quale dischi consiglieresti per avvicinarsi o meglio per superare l\u2019ostacolo che separa l\u2019hard bop da qualcosa di pi\u00f9 ardimentoso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>(Verrina)<\/strong>&nbsp;Nel libro parlo spesso di \u00abvolo libero\u00bb, in riferimento a personaggi e dischi che progressivamente cominciarono a prendere le distanze da un certo tipo di bop&nbsp;<em>straight ahead<\/em>. Ho dedicato un lungo capitolo ai cosiddetti \u00abdirottatori\u00bb, i quali cominciarono ad agire in difformit\u00e0 rispetto alle regole d\u2019ingaggio tradizionali, spostandosi su un territorio che potremmo definire ipermodale, quindi con un piede gi\u00e0 nel territorio sotto la giurisdizione del free jazz. In ogni caso, vanno benissimo i primi quattro dischi di Ornette Coleman, escludendo proprio l\u2019eponimo \u00abFree Jazz\u00bb, che richiede una preparazione adeguata ed una conoscenza dell\u2019idioma jazzistico pi\u00f9 evoluta. Questi lavori ornettiani, legati a semplici strutture blues, non sono particolarmente impegnativi nella fruizione, basta entrare nella dimensione del concetto di dissonanza e di insubordinazione rispetto al vecchio sistema tonale. Da prendere in considerazione alcuni iniziali lavori di Archie Shepp o della fase spirituale dell\u2019ultimo Coltrane, perfino i primi due album di Albert Ayler. Ovviamente, bisogna avere la mente aperta al cambiamento e al desiderio di uscire dalla classica zona comfort.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\u00abFree Jazz: Dischi, Anarchia &amp; Libert\u00e0\u00bb (Kriterius Edizioni 2023)<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"519\" src=\"https:\/\/verrina.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/FreeJazz_Presentazione-1024x519.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1318\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ \u00c8 da poco uscito il nuovo libro del nostro illustre collega, un poderoso che in 384 fitte pagine sviscera un argomento per molti ancora ostico o persino ostile: il Free Jazz. 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